Donne povere che partoriscono figli su commissione

Una coppia  di coniugi italiani va in Ucraina, spende 30.000 euro e ritorna in Italia con un figlio tra le braccia. Il figlio è loro, c’è scritto sui documenti.  Invece non è vero. Il figlio lo ha partorito una donna ucraina, dopo una fecondazione in vitro. Un figlio partorito su commissione. Per soldi. Non si tratta di una adozione. Nobilissimo gesto per dare una casa e una famiglia a un bambino povero, già nato. In Italia li aspettano  problemi giuridici. Il tribunale, però,  li assolve perché, dice,  hanno “diritto al figlio”. Al di là della legge, qualche considerazione. In Ucraina c’è una donna ha portato per 9 mesi nel suo grembo questo bambino.  La chiameremo Sonia. È bello dare un nome a tutti. Anche Sonia ha la sua dignità. Sonia ha nutrito questo bimbo con il suo sangue. Fiero sangue ucraino. Credo che lo avrà amato. Non si può non amare una vita che ti cresce dentro. Poi, una volta partorito, lo ha perduto. La donna ucraina muore di fame. Ha fatto questa cosa solo per sopravvivere. Non sappiamo chi è. Mi piacerebbe conoscere la sua storia. Non sapremo mai se e quanto ha sofferto. Meno ancora sapremo se il bambino tra le braccia della “mamma italiana” sarà felice un giorno di sapere di essere stato trattato da pura merce di scambio. È giusto? Ognuno ha le sue idee. Alcune sembrano più moderne di altre. Sembrano, ma non lo sono. Al contrario, nascondono un grande inganno. Intanto sarebbe interessante  chiedere alla mamma italiana  se avesse fatto la stessa cosa invertendo le parti. Se, cioè, lei fosse stata fertile e la straniera sterile. Inoltre sarebbe ancora più interessante chiedere a tanti che gridano al “diritto a figlio”  il motivo per cui si corre verso i paesi più poveri, per questo tristissimo commercio e non verso i paesi ricchi. Il motivo è uno solo: la fame.

Dunque, dopo aver sfruttato le braccia dei poveri, facendoli sgobbare per una manciata di denaro; dopo aver comprato i corpi delle loro donne per i piaceri sessuali dei ricchi,  adesso si corre a rapinare anche i loro figli facendoli passare per nostri. Poveri, state attenti!  La guerra tra poveri e ricchi non finisce mai. Anche se a volte sembra aver raggiunto una tregua. Poveri, attenzione anche ai poveri arricchiti. Poche volte ricordano le loro origini. In genere hanno fretta di cancellare ogni traccia della vecchia povertà. Ne provano vergogna. Poveri, siete sempre voi a pagare il prezzo più alto. Al giudice italiano che parla del “diritto al figlio” una sola domanda: l’italiano povero che non può permettersi il viaggio in Ucraino o in India, il povero che non possiede 30.000 euro da versare nella cassa della clinica straniera, per questo povero  il “diritto al figlio” non esiste? Poveri sempre più poveri. Ricchi sempre più ricchi. C’ era un tempo in cui una mamma che vendeva il  figlio per fame suscitava pietà, tristezza, angoscia.  C’era un tempo in cui un ricco che, approfittando della povertà di questa  donna,  le “comprava“ il figlio suscitava orrore, disgusto, nausea. Tutto cambia.  Si gioca con le parole. Hanno sempre fatto così i ricchi. Hanno imparato fin dai tempi della scuola a vendere il fumo. Hanno imparato l’arte di ingannare i poveri. Lo fanno tanto bene che il povero nemmeno se ne accorge.  Il povero ascolta ma non capisce. E se di una tragedia che suscita ribrezzo la televisione ne parla una, due, dieci volte, alla fine sembrerà normale.  Attenti, poveri. Continuando così, verrà il giorno che solo i ricchi potranno permettersi i figli. I poveri dovranno accontentarsi di farglieli su misura. Fin che c’è tempo possiamo ancora ragionare. Tentare di correre ai ripari. Non fare all’altro ciò che non vorresti fosse fatto a te. Nessuna donna al mondo, che non muoia di fame, accetterebbe di fare un figlio su commissione, portarlo in grembo, accarezzargli il capo durante le notti insonni, soffrire le doglie del parto e poi darlo a una straniera che non conosce e nemmeno sa se lo amerà. Nessuna. Ne sono certo. Nemmeno colei che oggi corre in Ucraina per commissionare il parto.  Nemmeno tu che stai leggendo queste righe. Padre Maurizio PATRICIELLO

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