Don Patricello: quale Stato in quella multa

mau2Ancora una tragedia della povertà. A Casalnuovo, comune ai confini con Acerra, Eduardo De Falco, pizzaiolo, si toglie la vita dopo aver ricevuto un verbale da 2000 euro nel negozio che gestiva. L‘ispettorato del lavoro aveva trovato a lavorare sua moglie senza regolare contratto. Ma quale contratto, volevano costoro? Se si gira la Campania in lungo e in largo i lavoratori con normale contratto si contano sulle punte delle dita. In questa nostra terra martoriata, dove tanti diritti ci vengono negati, dove tanta gente arranca per mettere la cena a tavola, non si può condannare un commerciante in tempo di piena crisi economica, politica, morale, perché sua moglie, con lui sta portando il peso della giornata dandogli una mano. Diventa sempre più insopportabile per la povera gente questo modo schizofrenico di intendere il rapporto del cittadino con lo Stato.

Uno Stato attento fino alla pignoleria a riscuotere i suoi diritti ma lento fino allo spasimo a fare il suo dovere. Uno Stato che allarga sempre di più il fossato tra palazzi e cittadini e dove si sposta l’asse del discorso su presunti diritti che dovrebbero avere la precedenza nell’agenda politica. Duemila euro per chi non ha problemi economici sono il conto di una serata con gli amici. Per tante famiglie sono un patrimonio. Non si può punire un piccolo commerciante per un cavillo. Possibile che nelle nostre terre debba arrivare l’esercito per frenare il mortale sversamento e l’ incenerimento dei rifiuti industriali perché non si riesce – o non si vuole – arrivare al mandante e poi si è così zelanti con un onesto commerciante? Si poteva permettere, Eduardo, un garzone che lo aiutasse? Avrebbero potuto i magri introiti del negozio mantenere due famiglie? Che cosa avrebbe dovuto fare? Chiudere la bottega come già tanti suoi colleghi? Ecco che, per qualche ora, la moglie dopo aver svolto i lavori in casa, corre ad aiutarlo. I due si vogliono bene e sanno che debbono stringere i denti. Sono tempi difficili, occorre darsi da fare. Occorre stare uniti. Eduardo è il sintomo di un malessere che assolutamente non può e non deve più passare inosservato. Se tante persone, per non morire, sono costrette a rispolverare l’antica arte di arrangiarsi, è chiaro che debbono essere aiutate non penalizzate. Non esasperiamo la povera gente. Chiediamo, invece, al Signore la grazia di metterci un poco nei loro panni. Padre Maurizio PATRICIELLO

2 COMMENTI

  1. buongiorno don maurizio, sono un ragazzo di 37 anni, carabiniere un servizio al nucleo ispettorato del lavoro di parma ma di origini beneventane. nn voglio fare troppi giri di parole, conosco un po larealtà del sud. la cosa che mi è dispiaciuta è stato l’attacco da parte sua agli ispettori. cosa vogliono costoro…nn vogliono niente, fanno il loro lavoro, non hanno facoltà di quantifciare le multe, non fanno multe se solo la moglie sta dando una mano. lei ha giudicato senza sapere nulla di cosa è successo e non penso sia giusto. il lavoro nero è una piaga, c’è gente chhe muore di fame er chè l’INPS non ha molti soldi ma quallo non conta. se le persone in nero si fanno amel e restano senza una mano? come proseguono la loro vita visto che l’INAIL non le conosce nemmeno. e se un giorno qualche ispettore durante un controll oviene picchiato da qualcuno che dice …anche don patriciello mi darebbe ragione erchè lo stato non mi deve chiedere i soldi….lavorano tutti in nero perchè non posso farlo io…..concludo dicendo, magari le sanzioni sono alte ma per questo non è colpa dell’ispettore. siamo lavoratori anche noi da 1.500 euro al mese. un po di rispetto. e se le persone in nero un giorno, finito il rapporto di lavoro irregolare vanno a fare denuncia…dicono…io lavoroavo in nero e qual giorno gli ispettori hanno chiuso gli occhi…devo anche trovarmi l’avvocato …saluti.

    • Gentilissimo, credo che l’intenzione di don Maurizio non era quella di criticare senza motivo l’ispettore. E’ solo un modo di dire per presentare un problema di non facile soluzione. Ne siamo convinti che i dipendenti dello stato fanno il loro dovere. Ma esiste anche quella sapienza lavorativa che appartiene alla prassi sociale che permette di agire sempre nel rispetto della legge in maniera diversa e meno traumatica. Cordialmente.

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