Domenica 28 dicembre – E nella borsa solo due colombe

Domenica 28 dicembre – E nella borsa solo due colombeQuando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.
Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui. Luca 2,22-40

È difficile per me immaginarti bambino.
Portato in braccio.
Accudito.
Che cresci forte e bello e buono.
È difficile per me.
Ora che tu porti in braccio me.
Ora che tu accudisci me.
Pensarti piccolo e fragile.
Da accudire.
Da portare.
Eppure è così.
Ascolto i racconti della tua vita.
Dei tuoi primi giorni.
E capisco Simeone e la sua gioia.
E capisco Anna e la sua attesa, giorno e notte.
Non riesco a immaginarti bambino.
Ma conosco la tua forza.
Assaporo la tua grazia.
Ti ho affidato vita, pensieri, e cuore.
Svelami tutto di me e di te.

Quando succedono cose grandi, grandissime, divine.
E tu hai solo due colombi per ringraziare di avere Dio tra le braccia.
Tu lasci le colombe.
Sai che basteranno.
Quando incontri un uomo che aspetta te per morire.
Tu ti lasci benedire.
Gli lasci guardare la luce che hai tra le braccia.
Quando una donna anziana.
Una donna vedova da tanto.
Passa la vita a servire e ad aspettare il tuo bambino.
Lasci avvicinare anche lei.
Ascolti anche lei.
Molti cadranno.
Molti risorgeranno.
Tu soffrirai.
Ma ora è tra le tue braccia.
E allora fai quello che c’è da fare e torni a casa.
Per ora è tuo.
Per ora è con te.
E quello conta.
Il presente.
Il presente con lui.
Da crescere.
Da custodire.
Da amare.
Da aspettare.

Insegnami, Maria.
Insegnami la povertà.
Insegnami l’ascolto.
Insegnami a tenere tra le braccia.
Nel cuore. La vita piccola.
Insegnami a vivere il presente.
A tenerlo tra le braccia.
Ascolto i racconti di Maria.
Di Gesù piccolo piccolo.
Dei giorni di festa.
Dei giorni pieni di amore e poveri di cose.
Giorni di Giuseppe accanto e Gesù in braccio.
E nella borsa solo due colombe.
Ascolto i racconti di parole sante da ascoltare.
Ma anche così strane, così dure.
Luce e spade.
Gioia e dolore.
Tutto mischiato.
Tutto annunciato.
Ascolto di riti da compiere.
Di leggi da rispettare.
Di destini compiuti e da compiere.
E capisco che con Gesù tra le braccia.
Il presente è casa.
Il futuro verrà e si vivrà.
Perché se ci sei tu, tra le braccia, accanto.
Io sono viva.
Io sono protetta.
Io sono amata.
E ce la faccio.

Di Don Mauro Leonardi

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