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Dario Fo diceva a tutti di essere ateo, ma non era vero! Ha sempre criticato la Chiesa del denaro

Definisce in una recente intervista Papa Francesco un vero rivoluzionario, ed in molti suoi monologhi parla di Gesù (in maniera non sempre ortodossa) con affetto, ammirazione e – soprattutto – conoscenza. Sa tutto di Cristo, anche nei dettagli, e sa molto anche della Chiesa. Soprattutto delle nefandezze compiute nelle varie epoche da suoi uomini.

Il figlio di Dario Fo parla ai funerali oggi a Milano
Il figlio di Dario Fo parla ai funerali oggi a Milano

La laicità estrema di Dario Fo non va confusa con la sua certezza di Gesù Cristo. E sin dall’inizio della sua carriera, sia per formazione adolescenziale, sia per ‘crescita’ in ambienti estremi della sinistra, si è schierato senza mezza termini ‘contro’. Contro il potere della vendita delle indulgenze, contro i ‘mercanti del tempio’. E non lo ha fatto solo con la Chiesa, ma anche con i politici e tutti i potenti.

E’ per questo che sosteniamo che lui diceva di essere ateo, ma non era vero. Era un ‘cristiano’ un pò originale, a modo suo, che fino in fondo ha cercato la verità. Ne è conferma anche la sua vicinanza agli ultimi, agli oppressi ed agli emarginati. Insomma, forse sarebbe un personaggio che il mondo cristiano potrebbe riscoprire, togliendosi di dosso quei tabù che trove volte allontanano gli altri, invece di portarli… a casa!

Dario Fo, è noto come i “Fioretti di San Francesco” siano un pezzo forte del suo teatro. Cosa più l’attrae del Santo di Assisi? Gli chiedeva Vito Magno (servizio riproposto in queste ore dalla Radio Vaticana).

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R. – Diciamo che lui fa che la sua vita non può essere quella che portava prima e cioè quella di non fermarsi alle armi e alla lotta soltanto per la giustizia, ma anche un problema della fame, quello della dignità degli uomini, che in gran parte – in quel tempo – sono minori, sono disperati. E istituisce questo gruppo, che a un certo punto non si preoccupa neanche solo di andare incontro ai bisogni; ma soprattutto si preoccupa di scoprire in quello che Dio ha dato, qualcosa di meraviglioso. E prendere il dono di Dio – la natura, l’aria, il sole, le stelle… – e apprezzarle è una rivoluzione straordinaria!

D. – Come quella che in altro modo e in altro campo sta realizzando Papa Francesco: so che lei lo stima. Cosa ha in comune con San Francesco?

R. – Prima di tutto per il coraggio che ha nell’esporre e nel criticare coloro che fanno del proprio agire un problema di caccia, di raggiungere il bene materiale ad ogni costo.

D. – Questo suo accostarsi alla vita dei Santi, la porta anche a credere?

R. – Io non sono un religioso, ma ammiro enormemente la religiosità popolare. Penso che sia una delle grandi conquiste della gente che non ha niente. E’ riuscita ad avere la festa e la felicità davanti alle cose minime, piccole. Scoprire che si può buttare all’aria, rovesciare il mondo e ritrovare nelle cose da poco il massimo. Il massimo è nel minimo, insomma.

D. – Capita anche a lei di essere felice in questo modo?

R. – Senz’altro. Prima di tutto ho avuto una vita straordinariamente fortunata. E poi siccome ho imparato che fare le cose insieme agli altri sia una delle più belle soddisfazioni in questo mondo, ecco che io mi trovo a lavorare con i giovani in moltissime condizioni e questo mi aiuta ad essere vivo, a superare il minimo; e non solo, tutte le volte tentare di dare il meglio di quello che posso.

D. – Dario Fo, ora che la sua Franca non c’è più, com’è la sua vita?

R. – La sua sortita dal mondo mi ha lasciato un grandissimo vuoto… Enorme! Penso sempre a lei ogni volta che devo fare qualche cosa, perché dico: “Cosa farebbe, Franca, se fosse qui con me?”. Abbiamo vissuto una vita insieme ed è difficile – difficilissimo! – imparare a vivere da solo… Sì, con tutti gli amici, ma Franca era l’assoluto dello stare insieme.

D. – Non pensa che un giorno potrà rivederla?

R. – Penso anche a quello… Ogni tanto la sento: sento una sua presenza, sento che mi aiuta, sento che si preoccupa di me.

D. – Crede allora nell’aldilà?

R. – Non so come chiamarlo, perché rimango sempre ateo. E non so se sia un bene o una mancanza…

D. – Potrei almeno chiamarlo un ateo che cerca?

R – Va bene, sì…

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