Croci Velate: quel #non poter vedere Gesù, l’Amato

Croci Velate: quel #non poter vedere Gesù, l’AmatoPrima della riforma conciliare, l’ultima settimana del tempo di quaresima prendeva il nome di Settimana di Passione. Caratteristica visiva di questo tempo era la velazione delle croci e delle immagini sacre con un panno rosso o violaceo. Non si conosce con certezza da dove nasca tale tradizione. L’origine più probabile è che tale segno derivi da un’antica usanza del IX secolo: quella di porre all’inizio della quaresima, dinanzi all’altare, un grande velo che copriva interamente la celebrazione dei misteri. Con questo segno i fedeli, pressocché analfabeti, capivano che era cominciato il tempo di quaresima. Un’altra possibile origine è da ascrivere all’epoca in cui venne meno la forma di “penitenza pubblica” quella per cui i “penitenti pubblici” stavano fuori dalla chiesa. Con la velazione, così come con le ceneri, quello che era segno di pochi, venne esteso all’intero popolo: tutti i fedeli si dichiaravano penitenti e il velo, che impediva di guardare l’altare, stava a significare la visibilità della rottura della comunione che il peccato produce, quella che prima veniva espressa dallo stare fuori dalla chiesa. Per lo stesso principio, nel basso medioevo, sin dall’inizio di quaresima le immagini sacre e la croce processionale venivano velate. C’è da aggiungere infine che la norma di limitare al tempo di passione questa usanza risale a tempi recenti, cioè al XVII secolo.

Dopo la riforma del Concilio questa usanza è decaduta benché sia ancora permessa laddove le Conferenze Episcopali lo stabiliscano. In Italia la Cei ha lasciato libera disposizione a seconda delle usanze dei luoghi. Cosa significa entrare in una Chiesa e vedere le immagini della croce e dei santi coperte? poiché esse rappresentano il luogo dove si manifesta la santità di Dio, significa, in fondo, digiunare dal luogo ove riposare lo sguardo: Cristo si nasconde.

Il vangelo di Giovanni che si leggeva nella Domenica di Passione narra proprio questo. Gesù, cominciando a comprendere l’intenzione dei giudei, si nascose e uscì dal tempio (Gv 8,59). È nascosto come il chicco di grano nella profondità della terra. È l’invito che la Chiesa faceva, quasi tangibilmente, per spingere a entrare nei sentimenti di quegli ultimi momenti della vita terrena di Gesù: la Chiesa, Sposa di Cristo, vuole accompagnare con la tristezza il non vedere più il proprio Sposo. Cosa fa la Chiesa mentre il suo Signore è velato, umiliato, calpestato e infine ucciso? La Chiesa prega e digiuna (“quando lo Sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno” Mt 9,15). La Chiesa si raccoglie, come avviene a ciascuno di noi quando ci raccogliamo in noi stessi al fine di trovare le forze per meglio sopportare la solitudine dell’assenza della persona che amiamo.

La velazione però non si limitava al coprire. La sua forza di segno esplodeva nel momento in cui il venerdì santo il sacerdote scopriva la croce, cioè svelava al popolo riunito il suo Signore. La Croce era la prima immagine ad essere ridonata dopo la lettura della Passione, infatti per le immagini sacre il “disvelamento” avveniva solo dopo la veglia pasquale. Cristo viene presentato come un corpo donato, un cuore aperto, offerto all’adorazione di tutti, al bacio di tutti. Un Corpo verso il quale andare perché su di esso l’amore del Padre viene rivelato sino alla fine. E il peccato e la morte sono stati definitivamente sconfitti. Allora viene restituita al nostro orizzonte la visione delle cose di Dio. Allora possiamo spingere lo sguardo oltre la morte: i veli che cadono indicano proprio questo, che finalmente possiamo scorgere il mistero del Vivente. Di Colui che, fattosi obbediente fino alla morte di Croce, è stato esaltato nella risurrezione. La Vita guarisce definitivamente la nostra cecità.

In tal modo, alla fine della Veglia Pasquale, quando si raccoglieranno tutti i teli lasciati cadere, la Chiesa quasi visivamente potrà ripercorrere le orme dell’apostolo Giovanni che nel Sepolcro del Risorto, dinnanzi ai teli per terra, vide e credette (Gv 20,13).

Di Don Mauro Leonardi

Questo articolo si trova a p. 5 del quotidiano cartaceo La Croce che è oggi in edicola

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