Crimea tra guerra e indipendenza

Dopo il referendum di ieri che a larghissima maggioranza ha detto “sì” all’annessione della Crimea alla Russia, proseguono le reazioni della comunità internazionale. Il presidente americano Barack Obama ha annunciato che gli Usa sono pronti ad adottare nuove e piu’ dure sanzioni contro Mosca se proseguirà nel suo piano di annessione della Crimea. Resta, però, ancora aperta – afferma Obama – la strada per una soluzione diplomatica.

Vladimir Putin prosegue nella Sua guerra personale contro l’Ucraina, sfida l’Europa, la NATO, l’ONU e lo stesso ordinamento sovranazionale garantito da quel diritto che pare ancora orfano di un’istituzione internazionale autorevole. La scelta russa di indire un referendum separatista ha condotto allo scenario piú probabile ovvero alla possibilità, in caso di immobilismo europeo, della creazione di uno stato cuscinetto, formalmente indipendente ma in realtà privo di qualsiasi libertà politica ed economica. Putin ha così deciso di sfidare l’Europa che, da osservatrice, pensava di intimidire l’espansionismo russo con la deterrenza dell’importanza commerciale rivestita, sentendosi indispensabile per garantire uno sbocco al gas prodotto nella regione. Eppure dalla dichiarazione del referendum, già scontato nei risultati e con i risvolti immaginati, la posizione russa non è stata minimamente scalfita dalle posizioni espresse dagli stati europei. D’altronde che scelta ci si aspettava da un popolo di etnia coincidente con quella dello “stato invasore” e soprattutto che ha potuto esprimersi solamente in un clima militarizzato in cui nessun osservatore internazionale ha potuto garantire la democratica espressione della volontà popolare?!

A ciò si aggiunge, il clima di incertezza regnante soprattutto nella minoranza tartara della regione, in cui ogni famiglia ricorda il passato degli stermini staliniani del 1944. Gli osservatori occidentali continuano invece a ricondurre la prospettiva nel bipolarismo Est-Ovest tipico dei periodi più cupi della Guerra Fredda. Gli slogan di un ritorno sotto la Grande Madre Patria si diffondono la sera del 16 Marzo 2014 a Sebastopoli, aumentando in maniera direttamente proporzionale al clima di sconforto per una battaglia che, oltre ad essere vissuta nella quotidianità delle persone, ricorda gli scenari in cui due grandi ideologie, per interposta persona, si scontrano. In questo caso tuttavia pare che entrambi simulino di utilizzare i medesimi metodi, quelli della “democrazia liberale”, del diritto internazionale e del rispetto del volere popolare, ma l’obiettivo a lungo termine, per ora dichiarato apertamente dalla fazione filo europeista è verso la libertà. Quindi non una semplice questione di metodo (referendum, elezioni ecc ecc…) ma di merito ovvero: diritti, partecipazione, scelta e sovranità statale.   Lo scontro prosegue ad armi impari per cui chi dichiara di sostenere la libertà stessa (Europa, NATO, ONU) non può più esimersi dallo scendere in campo nella battaglia in cui due milioni di persone rischiano di perdere 23 anni di progresso per ritornare alle dipendenze del volere politico russo.  di Flavio Britti

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