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Con lo sguardo rivolto a Cristo che ci ha amati fino alla fine

Cari amici lettori, quando leggerete queste righe sarà prossima la seconda domenica di Pasqua, festa della Divina misericordia. Come sapete, però, per arrivare in tempo nelle vostre case, i giornali devono essere preparati prima. E io sto scrivendo nel secondo giorno del Triduo pasquale, il Venerdì santo, in cui ricordiamo la passione e la morte del Signore.

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E al dolore, alla sofferenza, al peccato dell’umanità che Cristo ha preso su di sé mi fanno pensare le immagini e le notizie di qualche giorno fa, arrivate dal Belgio, con l’ennesimo attentato terroristico di matrice islamica, anche se ormai la religione è in modo sempre più evidente un pretesto. Tantissimi musulmani, anche in Italia, hanno condannato “senza se e senza ma” questa strage. Non dobbiamo neanche dimenticare i tanti attacchi terroristici che funestano varie parti del mondo, ad esempio quelli recenti avvenuti in Turchia o quelli di Boko Haram in Africa.

Come possiamo reagire da cristiani a questo male, a questa violenza, di fronte al dolore, alla sofferenza? Come celebrare nello stesso tempo la festa della Divina misericordia? La reazione più diffusa sembra essere la paura. Insieme all’odio verso l’altro, il diverso, lo straniero. Come cristiani dovremmo però guardare prima di tutto a Cristo, l’innocente che ha preso su di sé i nostri peccati, e anche le nostre sofferenze e paure. E ci ha testimoniato un amore «fino alla fine», fino a dare la vita per noi. È l’immagine che ho davanti agli occhi in questo Venerdì santo e che vi invito a contemplare anche nel tempo pasquale, perché la gioia della risurrezione non è come un tocco di bacchetta magica, ma l’esito dell’amore di Dio per noi.




Mi vengono in mente anche le parole che ieri sera, nella Messa in cena Domini, ha pronunciato papa Francesco. «Tutti noi», ha detto, «musulmani, induisti, cattolici, copti, evangelici, siamo fratelli, figli dello stesso Dio che vogliamo vivere in pace». Il Papa ha poi ricordato così i fatti di Bruxelles: «Tre giorni fa un gesto di guerra, di distruzione, in una città dell’Europa. Ma dietro di quel gesto, come dietro Giuda, c’erano altri, dietro Giuda c’erano quelli che hanno dato il denaro perché Gesù fosse consegnato, dietro quel gesto ci sono i fabbricatori, i trafficanti delle armi». Non dimentichiamoci di queste responsabilità e chiediamo al Signore di avvolgerci sempre nella sua misericordia per essere a nostra volta testimoni del suo amore. Perché l’unica via da percorrere è quella di Cristo, così riassunta da san Paolo: «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene» (Romani 12,21).





Redazione Papaboys (Fonte www.credere.it/Don Antonio Rizzolo

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