Chiese europee su libertà di espressione e obiezione di coscienza

Chiese europee su libertà di espressione e obiezione di coscienzaSono 18 gli episcopati nazionali rappresentati a Bratislava che, da ieri e fino a domani, ospita il secondo incontro europeo dei consiglieri giuridici. Promosso dal Ccee (Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa), l’appuntamento nella capitale della Slovacchia intende mettere a fuoco il tema della libertà, declinata sotto due aspetti: la libertà di espressione e il diritto all’obiezione di coscienza. I Paesi rappresentati sono: Belgio, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Francia, Germania, Inghilterra e Galles, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Scozia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Ucraina e Ungheria.

La riflessione giuridica dei cristiani nel campo dei diritti umani
“La libertà è un diritto, ma anche una responsabilità” segnala il Ccee in una nota introduttiva ai lavori, e “i cristiani hanno un contributo specifico da portare alla riflessione giuridica, specialmente nei dibattiti in corso sui diritti umani, ma anche la testimonianza del loro impegno nella ricerca del bene comune in Europa”. L’incontro – riferisce l’agenzia Sir – ha preso il via ieri pomeriggio con i saluti di mons. Stanislav Zvolensky, arcivescovo di Bratislava e presidente della Conferenza episcopale slovacca, e quelli del nunzio apostolico in Slovacchia, mons. Mario Giordana.

Non conformarsi alla matrice culturale che si è formata in Europa
“La libertà di coscienza e la libertà d’espressione sono imprescindibili per l’azione della Chiesa cattolica, e allo stesso tempo dovrebbero appartenere al patrimonio della nostra civiltà” ha detto mons. Zvolensky. “Non possiamo conformarci alla matrice culturale che si è formata negli ultimi decenni, la quale ha portato a un indebolimento dell’influsso del Vangelo su milioni dei cittadini europei”, ha proseguito il presule. “Il cambiamento della cultura è accompagnato non solo dall’onnipresente agnosticismo, ma anche dall’arrivo di varie nuove ideologie”, che “diventano parte dell’ambiente universitario e del mondo della politica” ed “entrano anche nello stile di vita dei cittadini europei”. Tra le “conseguenze di questo sviluppo, ci sono le nostre legittime preoccupazioni che riguardano la possibile perdita di libertà in tutto il Vecchio continente”. Nella sfera pubblica, ha affermato l’arcivescovo di Bratislava, “diventa sempre più spesso quasi impossibile agire secondo la fede e con rispetto dell’antropologia cristiana. Per questo motivo è necessario discutere la stessa natura e il ruolo della coscienza umana”. Le Chiese nei diversi Paesi “del mondo stanno cercando i mezzi per salvaguardare il principio dell’obiezione di coscienza in vari settori, come per esempio il diritto del lavoro, la sanità, le prestazione dei servizi”.

Apporto di un consulente giuridico a servizio del vescovo 
La presentazione del tema in agenda è stata affidata invece a mons. Duarte da Cunha, segretario generale Ccee il quale ha affermato che sono numerose oggi in Europa le questioni per le quali l’apporto professionale di un consulente giuridico a servizio del vescovo “è reso sempre più necessario, non solo per aiutarlo a comprendere con precisione i vari aspetti del dibattito – ha detto – ma anche per sostenerlo nella maturazione di un giudizio chiaro, ragionevole e in accordo con la dottrina della Chiesa”. E’ seguita poi la prima sessione su “L’obiezione di coscienza: un’introduzione al tema”, da parte di Marek Smid, rettore dell’Università slovacca di Trnava.

Riflessione sulle sfide alla Chiesa di oggi nei discorsi di Papa Francesco
Questa mattina la seconda sessione dell’incontro fra i consiglieri giuridici delle conferenze episcopali d’Europa sull’obiezione di coscienza in ambito medico. Nel pomeriggio i partecipanti si trasferiranno per la terza sessione a Vienna dove visiteranno l’Agenzia europea per i diritti fondamentali e incontreranno la Missione permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). La quarta sessione si terrà domani 6 marzo sulla difesa e limiti del diritto alla libertà di espressione. Quindi la sessione conclusiva con l’intervento di mons. Paul R. Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato della Santa Sede, che proporrà una riflessione sule sfide alla Chiesa di oggi nei discorsi di Papa Francesco al Parlamento europeo e al Consiglio d’Europa.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

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