Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto

5a-sett-RIFLESSIONE SUL VANGELO DI QUESTO MERCOLEDI’  –  Gesù, nel brano evangelico odierno, presenta il paragone della vite e i tralci.

Nell’Antico Testamento, l’immagine della vite indica il popolo di Israele, il quale era identificato nella vite che Dio piantò con molta tenerezza sulle colline della Palestina.

La vite, purtroppo, non corrisponde a ciò che il Signore si aspettava.

Invece di uva buona produce frutti acerbi.

Il Cristo è la nuova vite, la vera vite: “Io sono la vera vite e mio Padre è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto!”.

La potatura è dolorosa, ma è necessaria: purifica, così cresce e dà più frutti.

E’ la strada della santità tracciata da Santa Brigida. Chi rimane nel Signore diventa fecondo, porta buoni risultati! L’impegno del cristiano è quello di unirsi sempre di più a Cristo. Gli uomini hanno bisogno di sentire il “gusto buono” del Vangelo. Non possiamo testimoniare il Signore come “rappresentanti commerciali”, ma come tralci uniti alla vite.

Quando l’annuncio non parte dall’unione profonda con Dio, ogni sforzo è vano. Non siamo chiamati a presentare noi stessi, ma solo Lui, il Salvatore. Sull’esempio di Santa Brigida, spalanchiamo le porte del cuore al Signore, per essere uniti a lui e portare frutti abbondanti di vita nuova. a cura di don Salvatore Lazzara

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OGGI E’ LA FESTA DI SANTA BRIGIDA DI SVEZIA – Brigida nacque in Svezia nel 1303. Giovanissima andò sposa al principe Ulfi. Il loro matrimonio, vissuto cristianamente, fu allietato da otto figli, fra i quali Caterina, santa anch’essa, che perfezionerà l’istituzione materna: l’Ordine delle Brigidine. Di ritorno da un pellegrinaggio, i due coniugi si consacrarono a Dio: Ulfi in un convento di Cistercensi e Brigida nel Terz’ordine regolare di San Francesco. La nobil donna, rivela doti di sapienza e discernimento, cammina per le vie della mistica, diviene consigliera ascoltata di papi e regnati. Scrisse libri di alta spiritualità, nei quali esprime una tenera devozione alla passione di Gesù Cristo. Morì a Roma nel 1373.

 
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