Chi decide al Conclave?

Rileggere dopo un anno gli appunti sulle vicende che hanno investito l’apertura del conclave, provoca un certo effetto. Le forze mediatiche sostenute dalle potenti lobby economiche e politiche si sono scatenate per andare alla ricerca di ogni particolare negativo per puntare l dito contro questo o quel candidato al Soglio di Pietro. Le documentate biografie dei porporati sono state al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. Si è scatenata così la caccia alle streghe. Sembrava quasi che il conclave era di diritto pubblico, dove ognuno poteva esprimere la sua personale preferenza. Come sappiamo in forme diverse lungo i secoli,  le interferenze esterne hanno esercitato una certa forma di pressione. Alla fine ‘elezione del Cardinale Bergoglio, ha sorpreso spazzato via qualsiasi  perplessità. Ha vinto ancora una volta lo Spirito Santo. Perché è solo lui a guidare la Chiesa.

Il veleno mediatico fomentato dai nemici oscuri della Chiesa continua ad irrigare le testate giornalistiche depositarie di scoop dell’ultima ora. I Cardinali americani, hanno deciso di non concedere più briefing paralleli a quelli della sala stampa della santa sede circa i lavori delle Congregazioni generali. Suor Mary Ann Walsh portavoce dei porporati Usa, ha voluto chiarire la scelta dei presuli con la seguente motivazione: durante le assemblee giornaliere del Collegio, è stata espressa preoccupazione per la diffusione di notizie riservate.  Il portavoce Padre Federico Lombardi aveva sottolineato  che “il Conclave, e il cammino di preparazione che porta ad esso, non deve essere confuso con un congresso o un Sinodo dei vescovi. I cardinali riflettono per arrivare a conclusioni in coscienza per la scelta del nuovo Papa. La tradizione del Conclave è di riservatezza”. Poi, aggiunge, nessuno sogna di dare indicazioni ai porporati su come si devono comportare nei confronti con la stampa. Spetta al Collegio Cardinalizio nel suo complesso dare questi orientamenti. Nonostante le parole chiare ed  inequivocabili, la stampa non si placa.

Nei secoli passati erano le potenze politiche a voler condizionare l’elezione pontificia. Oggi, i media sfoderano dossier, articoli, per condizionare il cammino di discernimento dei padri elettori. L’associazione di vittime di pedofilia Snap, ha presentato la sua “sporca dozzina”, una lista di cardinali che non dovrebbe diventare papa alla luce dei loro precedenti nella gestione degli abusi. Si tratta di Maradiaga (Honduras), Rivera (Messico), Ouellet (Canada), Turkson (Ghana), Pell (Australia), Bertone e Scola (Italia), Sandri (Argentina), Duka (Repubblica Ceca), O’Malley, Dolan e Wuerl (Usa). Lombardi risponde che “non tocca alle associazioni stabilire chi deve venire in Conclave”. Nella mentalità comune, si pensa che la scelta del nuovo successore di Pietro è equiparabile  ad una campagna elettorale, dove ognuno può esprimere il suo gradimento in riferimento ai candidati. Al Papa non è richiesto di agire come un leader mondiale o di radunare le folle come una star. Il Pontefice è il primo annunciatore del Vangelo. Non deve bucare gli schermi televisivi. Il suo compito è quello di portare nella rete della vita tutti i figli di Dio, richiamando nell’ovile le pecorelle smarrite. Lo ha affermato Benedetto XVI all’inizio del ministero Petrino: “La chiamata di Pietro ad essere pastore, che abbiamo udito nel Vangelo, fa seguito alla narrazione di una pesca abbondante: dopo una notte, nella quale avevano gettato le reti senza successo, i discepoli vedono sulla riva il Signore Risorto. Egli comanda loro di tornare a pescare ancora una volta ed ecco che la rete diviene così piena che essi non riescono a tirarla su; 153 grossi pesci: “E sebbene fossero così tanti, la rete non si strappò” (Gv 21, 11). Questo racconto, al termine del cammino terreno di Gesù con i suoi discepoli, corrisponde ad un racconto dell’inizio: anche allora i discepoli non avevano pescato nulla durante tutta la notte; anche allora Gesù aveva invitato Simone ad andare al largo ancora una volta. E Simone, che ancora non era chiamato Pietro, diede la mirabile risposta: Maestro, sulla tua parola getterò le reti! Ed ecco il conferimento della missione: “Non temere! D’ora in poi sarai pescatore di uomini” (Lc 5, 1–11). Anche oggi viene detto alla Chiesa e ai successori degli apostoli di prendere il largo nel mare della storia e di gettare le reti, per conquistare gli uomini al Vangelo – a Dio, a Cristo, alla vera vita. I Padri hanno dedicato un commento molto particolare anche a questo singolare compito. Essi dicono così: per il pesce, creato per l’acqua, è mortale essere tirato fuori dal mare. Esso viene sottratto al suo elemento vitale per servire di nutrimento all’uomo. Ma nella missione del pescatore di uomini avviene il contrario. Noi uomini viviamo alienati, nelle acque salate della sofferenza e della morte; in un mare di oscurità senza luce. La rete del Vangelo ci tira fuori dalle acque della morte e ci porta nello splendore della luce di Dio, nella vera vita. E’ proprio così – nella missione di pescatore di uomini, al seguito di Cristo, occorre portare gli uomini fuori dal mare salato di tutte le alienazioni verso la terra della vita, verso la luce di Dio. E’ proprio così: noi esistiamo per mostrare Dio agli uomini. E solo laddove si vede Dio, comincia veramente la vita. Solo quando incontriamo in Cristo il Dio vivente, noi conosciamo che cosa è la vita. Non siamo il prodotto casuale e senza senso dell’evoluzione. Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato, ciascuno è necessario. Non vi è niente di più bello che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e comunicare agli altri l’amicizia con lui. Il compito del pastore, del pescatore di uomini può spesso apparire faticoso. Ma è bello e grande, perché in definitiva è un servizio alla gioia, alla gioia di Dio che vuol fare il suo ingresso nel mondo” (dall’omelia per l’inizio del Pontificato 24 Aprile 2005). La via della Chiesa non è radicata nelle cose del mondo, ma nel Vangelo. E’ bello poter sentire la preghiera salire dalla Basilica di San Pietro verso il cielo. I Cardinali  chiedono a Dio la forza dello Spirito per compiere la scelta più idonea per il bene della comunità cristiana e dell’umanità. Il nuovo Papa non potrà mai soddisfare le necessità fugaci del mondo. Il segno di contraddizione di cui parla il Vangelo non può essere offuscato dalle richieste mediatiche diametralmente opposte all’insegnamento di Gesù.  Le Chiese protestanti del nord Europa, nonostante hanno aperto alle esigenze del mondo moderno, subiscono continui abbandoni.

“Abbiamo bisogno di tempo per riflettere”. I cardinali statunitensi Daniel Di Nardo e Sean Patrick O’Malley ritengono necessario utilizzare tutto il tempo a disposizione nelle Congregazioni per affrontare le questioni al centro della vita della Chiesa, confrontarsi e discernere, in modo da arrivare al momento delle elezioni del pontefice “Con le idee chiare”. Nelle Congregazioni  ha dichiarato O’Malley, stiamo capendo le necessità della Chiesa nel momento attuale, stiamo conoscendo da vicino i rappresentanti dei vari Paesi e da questo processo emergerà il nome del possibile candidato al soglio pontificio. Alla domanda se gli scandali sugli abusi sessuali complicano l’elezione del futuro Papa, O’Malley ha risposto: “La sfida della Chiesa in questo momento è molto grande ed è chiaro che rende difficile la scelta di un nuovo Papa”.  Il rapporto Vatileaks non è determinante per l’elezione del futuro pontefice. Questa l’opinione dei due cardinali statunitensi che hanno tenuto una conferenza stampa al Collegio Nordamericano. Rispondendo alle domande dei giornalisti, O’Malley ha spiegato che i cardinali hanno già informazioni in merito e le stanno condividendo nelle Congregazioni e la questione, al centro dell’interesse dei media, non è così importante ai fini del Conclave. I tempi di Dio, non sono quelli degli uomini. I mezzi del Signore, non sono quelli dei media. a cura di Giovanni Profeta

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