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Ccee: incontro in Svizzera su dialogo con l’Islam, presente Tauran

Ccee: incontro in Svizzera su dialogo con l’Islam, presente TauranAl via domani all’abbazia di San Maurizio in Svizzera una due giorni di confronto dei vescovi d’Europa sul tema del dialogo con l’Islam. L’evento, promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), vedrà la partecipazione del card. Jean-Louis Tauran, presidente del dicastero per il Dialogo Interreligioso. I lavori, a cui prenderà parte anche l’accademico musulmano Omero Marongiu-Perria, saranno guidati dal card. Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux. Sull’importanza di questo appuntamento, Alessandro Gisotti ha intervistato il teologo don Andrea Pacini, coordinatore del gruppo di lavoro “Islam in Europa” del Ccee, e moderatore dell’evento in Svizzera:

R. – Si tratta non di un evento episodico, occasionale, ma gestito all’interno di un percorso di studio e di confronto con finalità poi pastorali nei diversi Paesi europei, che è iniziato all’interno del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Cccee) già sei anni fa. Di fatto, questo è il quarto seminario: ogni due anni teniamo un seminario dedicato alle questioni dell’islam, su temi che variano. Ci sarà anche per la prima volta nel corso di questi anni l’intervento di un rappresentante delle comunità musulmane francesi, Omero Marongiu-Perria, su un tema molto delicato quanto scottante, e cioè: “Esiste ed è in corso un radicalismo dell’islam anche nel contesto europeo?”. E’ la domanda che noi ci rivolgiamo.

D. – Ci sono iniziative per cercare di disinnescare queste forme di radicalismo?

R. – La nostra domanda è: posto che il jihadismo sta esprimendo se stesso in maniera forte, politicamente e anche militarmente, anche con apporti – i famosi “foreign fighters”, i combattenti stranieri che vengono dall’Europa, almeno in una certa proporzione – la nostra domanda è: proprio perché la Chiesa intende sviluppare le relazioni di dialogo con le componenti musulmane presenti all’interno di questi territori europei, in che misura una possibile radicalizzazione – almeno di una parte dei musulmani presenti in Europa – possa incidere sulle comunità musulmane presenti e possa incidere sulle relazioni con la Chiesa e, in maniera più ampia, con la società? Questo è il punto di domanda; il dialogo, perché sia efficace, deve essere avveduto, informato e conoscere l’interlocutore!

D. – Papa Francesco dimostra, con la sua testimonianza, l’importanza del dialogo e dell’esperienza, anche con gesti particolarmente forti. Ecco: questa via dell’esperienza è un qualcosa che i vescovi d’Europa hanno sperimentato e che pensano di implementare?

R. – In Europa, la scelta è stata quella del cosiddetto “dialogo della vita”. Il dialogo della vita è proprio quello che lei ha chiamato dialogo attraverso l’esperienza. Cioè, si tratta di fatto di favorire il più possibile degli spazi di incontro consapevole tra fedeli cattolici e musulmani, appartenenti alla fede islamica, che vivono nel contesto europeo che in vario modo entrano in rapporto con al Chiesa, in particolare a livello territoriale. Quindi il dialogo della vita è un dialogo che vuole essere anche molto capillare. Si può svolgere in vari modi: uno che io ritengo particolarmente interessante, che è tipico soprattutto dell’esperienza francese, è l’avere promosso ormai da diversi anni, almeno in alcune grandi diocesi – ho presente in particolare la diocesi di Lione ma anche la diocesi di Marsiglia – incontri annuali di riflessione su tematiche di tipo sociale ma che richiedono una riflessione etica e religiosa, tra preti cattolici e imam musulmani che operano nel medesimo territorio.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

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