Card. Mamberti: pace, impegno centrale per diplomazia S. Sede

Card. Mamberti: pace, impegno centrale per diplomazia S. SedeIl contributo della diplomazia nel mantenimento della pace a partire dalle aree oggi più problematiche, come il Mediterraneo. Se ne è parlato a Roma in occasione della presentazione del 10.mo Master universitario dell’Università Lumsa, sulle relazioni internazionali. Al fianco degli Stati anche la diplomazia della Santa Sede, che ha come obiettivo primario la pace, la quale, come ripete Papa Francesco, senza dialogo, rispetto dei diritti umani e carità non ha futuro. Tra gli interventi anche quello del cardinale Dominique Mamberti,  prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, per anni responsabile dei Rapporti con gli Stati della Santa Sede. Gabriella Ceraso lo ha intervistato:

R. – La diplomazia vaticana ha una lunga storia al servizio della pace e questo, del resto, è conforme al mandato di Cristo: “Beati gli operatori di pace”. Ma ha trovato lungo i secoli diversi modi di attuazione e oggi vediamo, nell’attualità, che il contributo è riconosciuto ed evidente con Papa Francesco.

D. – Innanzitutto l’uomo per la diplomazia vaticana, più che la politica e i suoi equilibri…

R. – Sì, assolutamente la difesa della dignità della persona umana è proprio un perno per non dire il perno della diplomazia vaticana e, naturalmente, la ricerca e la costruzione del bene comune.

D. – Si può considerare un fallimento della diplomazia questa ipotesi europea di un’azione militare in Libia?

R. – La diplomazia deve esplorare tutti i modi per far rispettare la dignità della persona, naturalmente nel rispetto del diritto internazionale e con l’obiettivo superiore sempre di mantenere la pace. Infatti, tante volte il Santo Padre l’ha detto: con la guerra non si va da nessuna parte.

D. – L’apertura americana a Cuba. Possiamo dire che questo sia l’ultimo positivo traguardo e successo, anche della diplomazia vaticana: cosa pensa delle prospettive che si aprono ora?

R. – I rappresentanti diplomatici della Santa Sede sono sempre stati presenti e penso si sia costruita lungo gli anni una relazione di fiducia. Ma penso, e tutti l’hanno sottolineato, che l’impegno personale del Santo Padre sia stato molto importante e dobbiamo essergli grati.

D. – Il Papa parla spesso di una terza guerra mondiale a pezzi: quali sono i fronti che preoccupano di più la diplomazia vaticana?

R. – Il Medio Oriente è per noi una piaga aperta in particolare per la situazione dei cristiani e per i rischi che questa situazione fa correre alla stabilità non solo della regione, ma di tutto il mondo.

D. – Lei ha detto che la tutela della libertà religiosa insieme all’educazione e alla carità sono le linee guida della diplomazia vaticana: di fronte all’avanzata dell’estremismo islamico, che nulla rispetta della libertà religiosa, c’è ancora spazio per il dialogo in un’azione diplomatica?

R. – E’ un po’ astratto dire “un dialogo con l’islam”. Quello che bisogna fare è un dialogo con gli esponenti dell’islam, i credenti dell’islam, e certamente anche, per quanto è possibile, sviluppare azioni comuni con loro, in particolare a favore della pace, dello sviluppo, dell’educazione.

La decima edizione del Master universitario di secondo livello della Lumsa porterà nei prossimi anni la foormazione di giovani “Esperti in politica e in relazioni internazionali”. Con quali priorità in un contesto di un Ateneo cattolico? Gabriella Ceraso ne ha parlato col rettore della Lumsa, il prof. Francesco Bonini:

R. – La priorità è una solida formazione ad ampio raggio sui temi fondamentali della politica e delle relazioni internazionali e anche una concreta esperienza delle stesse, attraverso workshop, stage, e attraverso l’incontro con protagonisti della politica e delle relazioni internazionali. Il Master si intitola “Esperti in politiche e relazioni internazionali”: esperti significa coloro che sanno accompagnare la presa della decisione e accompagnare la gestione delle politiche pubbliche tanto a livello nazionale che locale, che internazionale.

D.  – Quindi, giovani che potranno essere collocati in ambiti e attività politiche, in ambiti diversi della società e operare grazie alle loro conoscenze. La vostra è anche un’Università cattolica: c’è anche un’attenzione particolare ad alcuni aspetti che possono caratterizzare figure come queste?

R. – Un’attenzione alle comunità, quindi un’attenzione a una visione della società ispirata al principio di sussidiarietà. E poi anche un’attenzione al radicamento e all’effettività dei diritti. Questi sono due temi trasversali, che poi si declinano nella concretezza della formazione: sia la formazione di carattere teorico sia invece le attività più applicate.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

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