Card. Caffarra: NO alla cultura della disperazione

Nel capoluogo emiliano, anche la Chiesa bolognese ha celebrato la Giornata per la Vita. La coralità delle celebrazioni in tutta Italia e in Europa, sono segno di speranza per il futuro. Senza la Vita non è possibile costruire la società. L’importanza del tema è stato compreso non solo dal popolo cristiano, ma anche da tanti altri che sono lontani o diametralmente opposti alla fede. Nelle piazza si sono uniti in nome della Vita, migliaia di cittadini, per dire NO al secolarismo aggressivo che sta portando alla eliminazione della struttura antropologica dell’uomo. Come tutti sappiamo, nei mesi scorsi  a Bologna era esplosa la polemica circa  la richiesta di sostituire per motivi di opportunità  i termini “papà-mamma con genitore1 e genitore2”. “C’è ancora nel nostro popolo la capacità di generare futuro?”. È la domanda che si è posto l’arcivescovo di Bologna, cardinale Carlo Caffarra, celebrando la Messa al termine del tradizionale pellegrinaggio al Santuario di San Luca in occasione della Giornata per la vita. “Dobbiamo purtroppo constatare – ha riconosciuto l’arcivescovo – che nei giovani sposi è presente un grande desiderio di generare, ma che esso viene non raramente mortificato dalla carenza di adeguate politiche familiari, dalla pressione fiscale ormai al limite del sopportabile, dalla mancanza e/o precarietà del lavoro. In una parola: in una cultura della disperazione”.“Il Vangelo della speranza e della vita – ha osservato Caffarra – si contrappone alla minaccia della disperazione e della morte. Al centro di questo scontro sta Dio fattosi bambino; sta ogni bambino”. Da qui la preghiera del presule al “Dio della vita e fonte di speranza” affinché liberi “il nostro popolo dall’incapacità di generare futuro: perché chi lo governa non comprende che fonte della speranza è la nascita di ogni bambino; perché a tanti bambini viene impedito di nascere; a tanti poveri di vivere nella dignità”. di Giovanni Profeta

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