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Amref: ‘ Caro Santo Padre anche noi l’aspettiamo in Africa’

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In vista del viaggio di Francesco in Uganda, Kenya e Centrafrica, il presidente della sezione italiana della Ong Mario Raffaelli scrive una lettera aperta al Pontefice..

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Amref Health Africa opera nel continente africano da quasi 60 anni. Fondata a Nairobi da tre chirurghi, oggi è la più grande organizzazione sanitaria non profit in Africa, con 172 progetti di promozione della salute in 26 Paesi, attraverso i quali vengono raggiunti anche i villaggi e le comunità più remote.

Dal 25 al 30 novembre papa Francesco sarà per la prima volta in Africa, visiterà Kenya, Uganda e Repubblica centrafricana. Sarà l’occasione per riportare sotto i riflettori del mondo le piaghe profonde di un continente che da un lato vive una crescita economica sostenuta e un incremento demografico pari a nessun’altra regione del mondo, dall’altro continua a essere segnato da diseguaglianze sociali, povertà diffusa, malnutrizione, immani carenze sanitarie.   

Mario Raffaelli, presidente della sezione italiana di Amref, anticipa queste problematiche, rivolgendosi a papa Francesco in una lettera aperta che riportiamo integralmente qui sotto (e che si può trovare sul sito www.amref.it).

Santo Padre,

mi permetto di scriverLe dopo aver ascoltato le Sue parole sull’Africa e sulle migrazioni verso l’Europa, pronunciate nel Suo viaggio di ritorno dall’America. Le Sue parole sono per noi un’occasione preziosa per tenere accesi i riflettori sull’Africa, come noi di Amref facciamo da quasi 60 anni, da quando cioè ci occupiamo della salute nel continente africano, chiave profonda e strutturale per uno sviluppo che nasce dall’interno, dal cuore delle comunità. Siamo riusciti a fare tante cose, in questi 60 anni, in collaborazione con i partner e le istituzioni locali.

Lei ha perfettamente ragione quando dice che la considerazione che si ha dell’Africa è di un continente sfruttato. E, come ha precisato, essa è frutto di una semplificazione. Esistono molte “Afriche” e da sempre noi lavoriamo per mettere in risalto le potenzialità e le ricchezze, nel consolidare la visione di “terra delle soluzioni” e non solo dei problemi. Il continente africano conoscerà nel 2015 una “crescita robusta”. A sostenerlo è il Rapporto mondiale sulla situazione e le prospettive economiche 2015 – World Economic Situation and Prospects 2015 (WESP) – secondo il quale il PIL dell’Africa dovrebbe accelerare, passando dal 3,5% del 2014 al 4,6% del 2015 e al 4,9% del 2016.

Questo non ci fa dimenticare che l’Africa, secondo continente più popolato al mondo, è il più arretrato in fatto di salute. Se l’aspettativa di vita nel mondo è di 70 anni, in Africa, nel 2011, era di 56 anni. Se nel mondo muoiono 43 bambini sotto i cinque anni ogni 1000 nati, in Africa sub-sahariana questo numero è quasi il doppio, 83. Si stima che ad ogni aumento del 10% dell’aspettativa di vita alla nascita corrisponda una crescita economica dello 0,4% all’anno. Paradossalmente però un ulteriore miglioramento negli indicatori di salute potrebbe mettere a rischio le conquiste raggiunte dal 1990 al 2015, come ci hanno mostrato i dati presentati all’Assemblea delle Nazioni Unite, dal 25 al 27 settembre scorsi, cui lei ha preso parte.

L’Africa registrerà, da oggi al 2050, l’aumento demografico più consistente di ogni altra regione del mondo.
Si prevede che la popolazione sarà più del doppio dell’attuale, aumentando dagli attuali 1,1 miliardi ad almeno 2,4 miliardi entro il 2050. Come ben comprenderà la salute delle donne e dei bambini, le risorse di acqua e il bisogno di cure e assistenza medica, rischiano di essere messe ancora più a rischio da questa forte crescita demografica. Lei ha parlato di barriere e di muri, in merito alla questione migrazione. L’unico modo di battere le paure suscitate da chi utilizza disagi effettivi e preoccupazioni fondate, consiste nell’elaborare una strategia credibile, capace di fondere pragmatismo e idealità. Preliminare a ciò è la consapevolezza della natura del problema, composto da tre fattori che non sono certo sorti in questi ultimi mesi. E riguardano demografia, disuguaglianze economiche e violenza.

Il primo è costituito dal differenziale demografico. Vent’anni fa l’Europa rappresentava ancora il 25% della popolazione mondiale, oggi ne costituisce il 15% e tra vent’anni sarà scesa al 7%. C’è qualcuno che può credere che ciò non comporti un gigantesco “rimescolamento delle carte”? Il secondo deriva dal differenziale economico. Lungi dal ridursi, infatti,le diseguaglianze sociali sono cresciute, tra l’Europa e i paesi vicini, così come all’interno di entrambi. Il terzo, decisivo nel trasformare una malattia endemica in un’epidemia virulenta e apparentemente incontrollabile, è la presenza di numerose situazioni d’instabilità e conflitto. Lei ha detto che “investimenti e lavoro in Africa aiuterebbero a lottare questa crisi”, riferendosi alla migrazione verso l’Europa. Questo è ciò che sentiamo di più forte e urgente. Questa è la ricetta che meglio conosciamo per, nel lungo periodo, far crescere l’Africa e per far sì che più personepossano permettersi di scegliere: migrare o restare. Non costretti a fuggire da miseria e guerre, ma liberi di decidere se migrare o no.

Promuovere un’Africa in salute, figlia di un mondo più equo, in cui acqua, cibo, cure e istruzione siano diritti di tutti, beni comuni realizzati e tutelati in piena consapevolezza dalle stesse comunità beneficiarie è la nostra strada. Un continente in grado di camminare, anche di correre sulle sue gambe: perché l’Africa contiene già tutte le soluzioni ai suoi problemi.  Per questo ci auguriamo anche che le promesse del nostro Primo Ministro sull’aumento degli investimenti in cooperazione allo sviluppo vengano rispettate e che non vengano utilizzate esclusivamente per la problematica dei migranti. I due ambiti sono sicuramente interconnessi, ma seguono dinamiche e concetti diversi. Siamo convinti che lo sviluppo del mondo e ciò che ne consegue, come le migrazioni, non possano che passare per lo sviluppo dell’Africa.

Per questo confidiamo molto nel suo prossimo viaggio in Africa – dal 25 al 30 novembre sarà in Africa, in Kenya, Uganda e Centrafrica – dove sicuramente ci troverà a lavorare nei sobborghi più difficili, nelle aree più remote, accanto ai protagonisti di questo sviluppo, gli Africani. Se vorrà avremo piacere di farLe incontrare donne e uomini che ogni giorno, seppur tra mille difficoltà, vivono e lavorano per dare un futuro all’Africa.   

Con profonda stima,  
Mario Raffaelli
Vice Presidente Amref Health Africa
Presidente sezione italiana di Amref Health Africa 




Redazione Papaboys (Fonte www.famigliacristiana.it)

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