Home News Terra Sancta et Oriens Ad Aleppo un oratorio estivo in mezzo alla guerra

Ad Aleppo un oratorio estivo in mezzo alla guerra

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Ci vuole coraggio per lanciare l’oratorio estivo con la guerra a poche centinaia di metri. Accade ad Aleppo, nella parrocchia di San Francesco di Assisi. Protagonisti 120 bambini da tre a dieci anni, due francescani e una decina di volontari tra cui alcune mamme, all’inizio impaurite all’idea di “sfidare” il rumore delle armi ma poi sempre più coinvolte nell’iniziativa.

“È un piccolo grande segno dell’amore di Cristo che non abbandona mai l’uomo, specie quando si vivono situazioni dolorose come la nostra – racconta al telefono il parroco, fra Ibrahim Alsabagh -. Per questo abbiamo scelto come titolo del campo estivo una frase di San Paolo: Gioite nel Signore sempre, vi dico: rallegratevi. Vogliamo testimoniare che Gesù è la nostra vera gioia, il tesoro dell’esistenza, che nessuno ci potrà rubare”.

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La parrocchia si trova nel quartiere di Azizieh, nella zona occidentale della città, attualmente sotto il controllo dell’esercito regolare siriano, ma i combattimenti con le varie fazioni degli oppositori jihadisti sono sempre più cruenti e il fragore delle bombe si fa sentire.

Durante la giornata si alternano giochi, tornei sportivi, un piccolo corso di cucina che coinvolge i ragazzi più grandi nella preparazione dei pasti. Ogni giorno è scandito da un momento di preghiera, un canto religioso e un racconto sulla vita di Gesù.

Fra Ibrahim lancia una proposta di gemellaggio: condividere con i giovani che in Italia stanno facendo l’oratorio estivo in tante città, fotografie e lettere che raccontino le rispettive esperienze. “Sarebbe bello far vedere ai nostri bambini quello che accade nei vostri oratori: chi vuole può inviare immagini e brevi testi all’indirizzo [email protected]  Le famiglie del quartiere sono grate per questa piccola oasi di pace e di educazione in mezzo a tanta violenza – continua fra Ibrahim -. La ragione più profonda che ci muove è testimoniare l’abbraccio di Gesù che si china sulle ferite dell’uomo. Così la gente non si sente più sola, prova a superare la paura e continua a sperare”.

Un piccolo grande segno di resistenza umana e di rinascita ad Aleppo, città martire della Siria.

Fonte: Avvenire on line

 

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