Don Roberto, oggi sacerdote: ex dj alla consolle, fonda ‘Radio Fra Le Note’

A ‘Radio Fra Le Note’ un sacerdote ex dj alla consolleTESTIMONIANZE DI FEDE – Don Roberto Fiscer è un giovane sacerdote di 38 anni, ha una grande passione per la musica. Prima di indossare la tunica, era un dj delle discoteche. Questa sua grande passione musicale lo ha portato a fondare da poco più di un anno una radio (web) a Genova, presso la chiesa di San Martino d’Albaro dove lui è vice – parroco, una radio chiamata “Fra le note”. Devo ammettere, con grande onore e orgoglio, di farne parte anche io con il mio programma settimanale “Testimonianze di Fede”.

I giovani amano stare con Don Roberto, grazie al suo carattere solare e spumeggiante, riesce a parlare di Dio e del Vangelo attraverso i doni e le passioni che il Signore ha dato ad ognuno di noi.

Don Roberto porta la parola di Dio ed evangelizza con la musica, coinvolgendo molti giovani nelle sue iniziative. E’ stato molte volte a Medjugorje ed è molto vicino alla comunità fondata da Chiara Amirante “Nuovi Orizzonti”.
Don Roberto ha pure inaugurato anni fa una discoteca cristiana. A seguire l’intervista di Rita Sberna.

Don Roberto, com’è arrivata la chiamata al sacerdozio?

Io, sinceramente, ero molto lontano dall’idea di diventare sacerdote, perché molto pieno di me stesso. Il Signore fatica ad “entrare”, quando incontra un cuore già occupato. Ho perso mia mamma all’inizio dell’adolescenza e il mio cuore ha come registrato il messaggio “Solo se sei un grande, solo se “riesci”, meriterai di essere amato”. Ma alla lunga il comprare amore ti costa e, senza più maschere disponibili nel guardaroba del cuore, ho quasi toccato il fondo. Dico “quasi”, perché Dio non mi hai mai lasciato solo e, attraverso alcuni amici della parrocchia vicina, sono stato coinvolto in alcuni piccoli servizi in chiesa. Io ero lontano dalla parrocchia, però ero molto esperto nei giochi e animazione e allora fu così che il Signore “mi fregò”. La gioia che provavo era così sincera, così vera, non quella gioia artificiale da “Ikea” che ero abituato a montarmi e smontarmi da solo.

Da lì, Dio si è fatto sempre più sentire, abitavamo sullo stesso pianerottolo ormai ed ero diventato molto sensibile alle sue uscite ed entrate nella mia vita. Chissà quante volte, prima, avevamo preso insieme l’ascensore senza nemmeno accorgermene. Il “Colpo di Grazia” poi, è arrivato nell’anno 2000, quando mi proposero di andare insieme a Roma, per la Giornata Mondiale della Gioventù con Giovanni Paolo II.

Sono partito con un gruppetto di ragazzi e con l’obiettivo dichiarato di trovare la fidanzata (gli anni passavano infatti). Ma, la ragazza che incontrai, fu diciamo una ragazza speciale, di nome Fede. Sì avete capito bene, la Fede in Dio, percepita come un desiderio profondo di pregare. Ed ecco che, i due “Roberti” che sempre avevano lottato dentro me, ritornavano alle mani! Quello smascherato (quello vero), si era affascinato, cominciava a pregare e ad ascoltare le catechesi. Mentre il Roberto mascherato, pensava che era tutta roba per “sfigati”. Vedevo i sacerdoti che ridevano, scherzavano, facevano il girotondo insieme ai loro ragazzi e il Roberto smascherato li vedeva così felici.
Tornando a casa, tra una ragazza conosciuta di ritorno sul treno Roma – Genova e la Fede appena incontrata… iniziò un’altra bella sfida sul ring del mio cuore. Chi vinse? Beh… quando Gesù spinge sull’ acceleratore c’è poco da stargli dietro e quei sacerdoti così felici non potevano che suscitare in me un desiderio vincente di essere felice come loro: “Perché loro sì e tu no? E in quel momento, in quel preciso istante, compresi la mia vocazione, lasciai lavoro e hobby, discoteca e negozio di telefonia dove lavoravo ed entrai in seminario. Settembre 2000.

Come reagiscono i giovani a questo tipo di evangelizzazione?

Se tu, per primo, provi a vivere quello che annunci, allora tu sei credibile e i ragazzi ti stimano e ti seguono. Ascoltarli nelle loro fragilità è anche questo evangelizzare, farsi vedere non come dei robot dal colletto bianco, ma ragazzi come loro. “Grazie don che mi hai ascoltato”. Prima, io credo, dobbiamo essere capaci noi di ascoltare loro. Prima di dire “i ragazzi non ascoltano, non seguono, non vengono a Messa” domandiamoci se noi “andiamo a loro”.

La musica è sempre rimasta la tua passione, tanto che, continui a cantare. Hai scritto un brano che parla dell’importanza della vita e s’intitola “Replay non ne ha”. A chi è dedicata questa canzone?

Quando scrivo delle canzoni, mi piace coinvolgere sempre qualcuno. Questa canzone parla della vita, è dedicata a tutti i giovani ed ho utilizzato la metafora del calcio e del pallone, coinvolgendo delle squadre di calcio, addetti ai lavori insomma: il Genoa, il Parma e la Lazio. In questo modo, riusciamo a raggiungere i tifosi, e sono tanti.

Don Roberto, successivamente è nata la prima discoteca cristiana?

Si, il progetto Radio Fra le Note è partito proprio da questa esperienza di “discoteca” quando nel 2010 ero vice – parroco ad Arenzano (Genova). Più che discoteca era un “villaggio turistico”. C’era un grande spazio sulla spiaggia, dove i ragazzi facevano animazione e tra una canzone e l’altra si susseguivano testimonianze e messaggi.

Adesso è nata Radio “Fra Le note”. Qual è l’obiettivo di questa radio?

L’obiettivo di Radio Fra le note, è quello di avvicinare i ragazzi attraverso la musica ai valori della vita: il valore della condivisione, dell’uguaglianza, della vita stessa che è preziosa ed è unica e non possiamo buttarla via. Io credo che la musica affrontata in maniera seria, sia veramente una scuola e di conseguenza la radio diventa una vera palestra di vita e di pensiero. I ragazzi sono portati a riflettere su determinati argomenti che normalmente fra di loro giovani non sono portati a pensare. Poi è meraviglioso l’opportunità che ti da una chiesa con la realizzazione di una radio e senza accorgertene ti avvicini a Dio.

Penso che la radio sia veramente una comunità dove chi entra dentro e sente questa rete e questo scambio di collaborazione e di idee, “da quanto ci vogliamo bene” ognuno di noi può arrivare anche a Dio.

Questa radio la si può ascoltare da un qualsiasi computer, tablet o cellulare sul sito www.sanmartinodalbaro.it, oppure scaricando la App di “Radio Fra le Note”. Da qualche mese poi è possibile ascoltarla sul canale 702 del digitale terrestre (solo per la Liguria). La programmazione della radio è molto giovanile: nel pomeriggio viene trasmesso il “DiscOratorio”, poi c’è un programma dedicato alle classifiche musicali realizzate dai ragazzi, poi c’è “Testimonianze di Fede” un programma dove viene messo in risalto la fede e la storia personale di una persona, poi ci sono anche programmi di comicità, condotti da ragazzi che hanno il carisma di far sorridere. Ogni mattina la Santa Messa alle ore 9, mentre la Domenica alle 10,30. Un sabato al mese poi trasmettiamo dall’ Ospedale Gaslini, per regalare un pomeriggio di gioia ai piccoli degenti.
Insieme ai tuoi ragazzi, avete acquistato un piccolo appartamento a Medjugorje?

Si, è un piccolo rifugio accogliente per tutti, in particolare per ragazzi o famiglie che altrimenti non potrebbero permettersi il soggiorno in albergo e per questo è importante perché Medjugorje nella mia vita vuol dire tanto. Io ho perso la mamma quando ero piccolino, ed essendo sacerdote ho fatto il voto di celibato, di conseguenza il ruolo femminile di Maria come Madre, come sorella è importantissimo e potente nella mia vita.
Io la sento realmente come “Avvocata Nostra”, sento proprio la Sua protezione. Lei è viva, è reale, mi ha sempre dato l’immagine di quella Madre che mi difende “con i denti” perché noi sacerdoti avvolte siamo tanto attaccati dal maligno.

Io quando ho scoperto Medjugorje, la prima cosa che ho fatto è stata quella di piangere perché non piangevo da anni. Ho attuato quel famoso messaggio della Gospa “Se sapeste quanto vi amo piangereste di gioia”. Ho capito che a Medjugorje è tutto vero, quando arrivato davanti la statua della Madonna posta nel piazzale della Chiesa, ho cominciato a piangere senza potermi fermare. La Madonna lì mi ha lasciato un segno che sono state proprio le mie lacrime. Quando prego, Lei c’è sempre perché mi prende per mano e mi porta a Suo Figlio Gesù. Quella terra è proprio benedetta dal Signore. Io è da un anno e mezzo che ormai non riesco più ad andare ma sto mandando un sacco di ragazzi e credo che la Mamma sia lo stesso contenta.

Servizio di Rita Sberna

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