A Los Angeles nasce l’applicazione ‘proLife’

La giornata per la Vita, giunta ormai alla 36 edizione, è un appuntamento per riflettere sui grandi valori che la società e le ideologie odierne mettono in discussione. Le pressioni delle grandi lobby, vogliono cambiare il bianco in nero e viceversa. Le grandi associazioni dei “diritti civili”, patrocinate dal mondo omo-lesbo, e non solo (basti pensare che la Comunità Europea ha finanziato per un totale di un milione e quattrocentomila, i gruppi LGTB); vogliono dire l’”ultima parola” sull’educazione dei minori. Strano. Prima manifestano per la libertà di scelta della donna, poi pretendono che i bambini vengano indottrinati secondo le loro personali e distruttive ideologie. Nel frattempo le iniziative a favore della vita, hanno subito un notevole incremento. Ad esempio la diocesi di Los Angeles, ha lanciato un applicazione che si chiama “prolife”, con l’obiettivo di offrire una rete di sostegno e preghiera per le donne in crisi per la gravidanza.  Il progetto –commenta Luigi Albiniano-,  “consentirà di mettere in contatto  le pazienti dei consultori familiari e le persone desiderose di sostenere con preghiere e supporto psicologico quei percorsi di  maternità ‘minati’ dal rischio dell’aborto. L’applicazione si pone come strumento di conforto  verso tutte quelle donne che nel corso della gestazione attraversano momenti di dubbio e conflitto interiore. Ma non solo. Perché grazie al nuovo protocollo, ogni utente potrà inoltre consultare liberamente tutte le iniziative e le attività promosse dai consultori e dalle associazioni (ben settantotto sin ora) aderenti al programma. Oltre a trasmettere le richieste di conforto per le degenti dei centri, “pro-Life” consentirà ai fruitori di impostare veri e propri ‘promemoria’ di raccoglimento e preghiera in un network di solidarietà, nonché di informarsi costantemente sullo stato delle gravidanze ‘seguite’, talvolta addirittura attraverso le foto  –naturalmente concesse dietro il consenso delle madri– delle ecografie effettuate. Un’app significativa, concepita per abbattere quel muro d’indifferenza che spesso porta le donne in gravidanza, specie le più giovani, a pensare di non avere altre alternative se non quella dell’aborto. E negli USA, nemmeno una settimana dopo il lancio ufficiale, già si parla di successo”.

Nel quadro delle iniziative a sostegno della Vita nascente, l’agenzia Zenit, porta a conoscenza dei lettori  l’importanza svolta dai Centri di Aiuto alla Vita. “Ogni donna incinta porta in grembo una gemma. È con questa consapevolezza che i Centri d’Aiuto per la Vita si adoperano per aiutare coloro le quali, a causa di una condizione di difficoltà, potrebbero cedere alla tentazione di dissipare questo prezioso dono. Vent’anni fa è nato così il Progetto Gemma, servizio d’adozione prenatale a distanza che interviene per evitare il ricorso all’aborto quando alla radice di questa tragica soluzione c’è un problema economico”. Di seguito il link dell’articolo per chi vuole approfondire l’argomento: http://www.zenit.org/it/articles/ogni-bimbo-in-arrivo-e-una-gemma-di-speranza

Il sito web del gazzettino.it, riferisce la storia commovente di una mamma. La donna saputo l’esito dell’ecografia, nel quale si evidenziava un problema su uno dei gemelli, ha preferito non abortire: “Impossibile selezionare la vita nascente. Impossibile separare la felicità. Impossibile rimanere fino al nono mese di gestazione con in pancia una speranza dimezzata. Madre di tre figli rimane incinta per la quarta volta. Di due gemellini. Attraverso l’amniocentesi effettuata all’ospedale di Padova, scopre che uno dei due è affetto dalla sindome di down. Profondamente spaventata da questa anomalia cromosomica una donna, residente in un comune dell’hinterland, quella sindrome se l’è sentita cadere addosso come un macigno: in genere associata a un ritardo nella capacità cognitiva e nella crescita fisica e a un particolare insieme di caratteristiche del viso, il down ha un quoziente medio di intelligenza ridotto e un ritardo nell’apprendimento mentre la disabilità è molto variabile, tra il poco e il moderatamente. Choccata dalla notizia, la signora intorno ai quarant’anni d’età, accompagnata dal marito ha chiesto ai ginecologi della Clinica ostetrica dell’Azienda ospedaliera universitaria di Padova di compiere un aborto, per così dire, mirato: far sopravvivere nel suo grembo il solo gemellino sano. Operazione ad altissimo rischio, le hanno risposto gli specialisti perchè il feto in salute dovrebbe rimanere fino al termine della gravidanza accanto al feto morto. Tecnicamente impossibile espellerne uno solo, e comunque la convivenza in pancia risulterebbe tossica anche per il feto sopravvissuto, che risentirebbe della tragica fine del fratello. In pratica, per lui l’esperienza non sarebbe indolore pur se non ancora venuto al mondo. I medici lo hanno spiegato alla coppia con professionalità e delicatezza, dicendo che l’unione fa la forza e i tre figli grandi avrebbero aiutato i due gemellini, soprattutto quello più fragile e indifeso, a farsi forza e integrarsi, offrendogli un contesto meraviglioso intessuto di vicinanza e affetto vero. Parole così toccanti, accompagnate dall’esperienza clinica, che la donna ha deciso di tenere entrambi i gemellini, facendoli crescere fino al termine della gestazione di quaranta settimane. Poco tempo fa sono nati due maschietti. Il parto è avvenuto in un ospedale del Vicentino. Una volta dimessa, la signora ha mandato un messaggio di ringraziamento ai ginecologi di Padova. «Senza di voi, adesso in famiglia non saremmo in sette. Ed è giorno dopo giorno un’esperienza davvero bellissima. Avevate ragione voi». a cura della Redazione Papaboys

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