Home News Terra Sancta et Oriens A Gerusalemme i cristiani riuniti per implorare le pace

A Gerusalemme i cristiani riuniti per implorare le pace

priere-oe-3GERUSALEMME – Il Sabeel Center per gli Studi Teologici ha organizzato una preghiera ecumenica serale per la pace nella chiesa di Santo Stefano. Più di 240 persone sono intervenute per l’occasione e hanno pregato per più di un’ora con fervore e intensità per chiedere il “cessate il fuoco” tra Israele e Hamas.  

Tra i fedeli in preghiera, vi erano il Patriarca emerito Michel Sabbah, il vescovo luterano mons. Munib Younan, il  vescovo ortodosso mons. Atallah Hanna, il vicario patriarcale mons. William Shomali, e molti sacerdoti e rappresentanti delle Chiese di Gerusalemme, così come autorità civili e diplomatiche, tra cui cinque ministri e un ex ministro dell’Autorità palestinese.

Durante tutta la preghiera, condotta in diverse lingue, le candele sono rimaste accese, luci dalla fiamma fragile ma brillante, segno di una pace molto difficile da stabilizzare, ma ardentemente desiderata da coloro che la invocano.

La cerimonia è stata scandita da canti del coro «Al Rajaa’» e da sedici intenzioni di preghiera, in un clima di serietà e fervore, per implorare la giustizia, la pace, il conforto e la stabilità a Gaza e in tutta la regione. Le offerte sono state raccolte per aiutare le famiglie più povere di Gaza.

Nella sua omelia, il patriarca mons. Sabbah (nella foto) ha sottolineato «l’assurdità della guerra» e ha invitato invece a cercare «una soluzione globale del problema». «Questa è davvero una guerra di reazione in cui si reagisce l’uno contro l’altro, ma che non risolve nulla», ha spiegato il Patriarca emerito. E ha continuato, dicendo: «Siamo venuti a pregare il nostro Padre celeste, che ascolta la nostra voce e sa tutto. Egli è Padre di tutti, il Padre di chi uccide, e Padre di chi viene ucciso.

La nostra preghiera ricorda a tutti coloro che uccidono e alle vittime che Dio è Amore e riposo. Questa lingua non può essere compresa dagli autori o dalle loro vittime, o anche a volte da noi stessi, ma è l’unica lingua che ci dà la Salvezza». di Myriam Ambroselli

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