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50.000 romani in rientro dalla Sardegna. Gli esperti: ‘Attenzione, può essere una bomba virale’

Se andrà bene, arriveranno almeno altri 500 positivi dalla Sardegna a Roma.

Ma il conto potrebbe essere molto più alto: nessuno effettua i controlli agli imbarchi e sui traghetti, con viaggi di sei-sette ore, c’è il rischio serio che il virus si trasmetta da una persona all’altra, dopo lo tsunami del contagio di inizio agosto nei locali alla moda della Costa Smeralda, dove è successo qualcosa, a livello epidemiologico, che non ha eguali al mondo, ora la situazione potrebbe peggiorare.




coronavirus-nuova-stretta
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Solo ieri – riporta il quotidiano Il Messaggero, edizione on line –  nel Lazio, sono stati trovati altri cinquanta positivi rientrati dalla Sardegna. Significa che in pochi giorni la Costa Smeralda ha restituito già 134 turisti romani positivi. Ma la settimana di fuoco sarà questa: se calcoliamo traghetti e aerei (ogni giorno ci sono cinque voli tra Fiumicino e Olbia) torneranno circa 50mila turisti (il 90 per cento via mare).
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Con l’incidenza rilevata in questi giorni, questo fa prevedere un positivo su cento e dunque si arriva a 500. Il governatore della SardegnaChristian Solinas, anche ieri si è rifiutato di attivare il servizio di tamponi prima dell’imbarco ai traghetti; il vicepresidente del consiglio regionale del Lazio, Devid Porrello (M5S), sostiene che è sbagliato, ma a questo punto li faccia la Regione Lazio al porto di Civitavecchia. L’assessore alla Salute, Alessio D’Amato: «Noi ci stiamo organizzando e li faremo, ma non capite che il punto è un altro.
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I positivi viaggeranno sui traghetti insieme a chi ancora non è stato contagiato. Se facciamo i tamponi all’arrivo, molti infettati durante il viaggio non risulteranno già positivi e avranno la falsa sicurezza di non avere il coronavirus.

Noi stiamo facendo il massimo, abbiamo 17 drive in che consentono a chi torna dalla Sardegna di effettuare il tampone, anzi invitiamo tutti a farlo.

Ma al ministro Speranza l’ho ripetuto: bisogna fare i tamponi prima, in Sardegna, altrimenti quei viaggi si trasformano in un moltiplicatore del contagio e tra due settimane ce ne accorgeremo». C’è anche un’altra ipotesi, ma non semplice da applicare: quarantena per chi torna dalla Sardegna.

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