28.mo Incontro Assisi. Sorrentino: Francesco in continuità con Papa Wojtyla

OTHER450644_Articolo (1)Ventotto anni fa, il 27 ottobre 1986, il primo incontro di preghiera voluto ad Assisi da San Giovanni Paolo II con la presenza dei leader di tutte le religioni, un evento storico che segnò una tappa fondamentale nel percorso di dialogo interreligioso e nel comune impegno per la pace nel mondo.

Nell’anniversario di quell’evento, Assisi vivrà tre giornate di rilancio del cosiddetto “Spirito di Assisi” con testimonianze, momenti di preghiera e un Convegno. Con ancora vive le immagini di un altro momento indimenticabile: la visita nella città umbra di Papa Francesco il 4 ottobre dell’anno scorso. Ma che ricordo ha della giornata dell’86 il vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino? Ecco le sue risposte al microfono di Adriana Masotti della Radio Vaticana.

R. – Io lo ricordo da lontano: allora non ero ad Assisi. Ricordo l’impatto che ebbe su noi tutti. Era una maniera di vivere lo spirito del Concilio e, insieme, l’impegno della Chiesa per la pace, vissuto in grande coordinamento con tutte le realtà religiose del mondo. E questo fu sicuramente un passo avanti, simbolicamente grandioso: quell’immagine del Papa con tutte le maggiori personalità della religiosità mondiale, ci resta nel cuore.

D. – Quell’incontro tra le religioni ha suscitato, e suscita ancora, in alcuni, qualche perplessità. Qualcuno parla di pericolo di relativismo religioso …

R. – Noi organizziamo le cose, anche in questa circostanza, in modo tale che le varie partecipazioni siano ben distinte. Abbiamo la certezza di avere un solo Padre, l’unico Dio: ognuno lo guarda da un punto di vista che è proprio della sua tradizione religiosa, e noi credenti in Gesù siamo davvero felici di avere questa grazia grande che ci ha rivelato il volto pieno di Dio. Però, siamo anche convinti, come il Concilio ci insegna, che attraverso tante strade è lo stesso Gesù che semina quello che i Padri chiamavano “i semi del Verbo”: in tutte le culture, in tutta la Storia, in tutte le esperienze religiose. Dunque, si tratta di vivere il nostro comune cammino verso Dio e la nostra comune supplica a Dio in modo che non ci sia confusione, in modo che ci sia rispetto per tutti e in modo che la nostra fede sia ben testimoniata. Ed è quanto San Giovanni Paolo II ci ha insegnato e altrettanto i Papi che sono venuti dopo di lui …

D. – Allora, veniamo a questi giorni: da oggi a lunedì, Assisi ricorda l’evento di 28 anni fa, ma anche la recente visita di Papa Francesco il 4 ottobre scorso. Vivrà dunque momenti molto intensi. Che cosa vogliono essere, queste tre giornate, nelle sue intenzioni?

R. – Vogliamo innanzitutto dare forza, eco e sostegno all’iniziativa di Papa Francesco per la pace in Terra Santa. Francesco di Assisi ebbe con la Terra Santa un particolare rapporto, un amore particolare. Noi vogliamo metterci in preghiera perché la terra di Gesù, che è anche la terra dei nostri padri nella fede, trovi finalmente la pace nel rispetto delle culture e dei popoli che la abitano. 

D. – Cristianesimo, islam, ebraismo: questa volta, Assisi si concentra sulle tre religioni monoteiste …

R. – E’ proprio il motivo di concentrarsi sull’iniziativa di Papa Francesco: ci metteremo anche noi in preghiera con quella distinzione che dicevo prima. E poi vogliamo riflettere insieme perché, lo diciamo noi cristiani: parliamo di Abramo nostro padre nella fede; la via che porta a Gesù viene da lì, le radici sono quelle e dunque è bello poter condividere anche con i fratelli di queste altre religioni – ebraismo e islam – ciò che abbiamo in comune. E la pace non si costruisce se non mettendo in evidenza e valorizzando quello che ci unisce.

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