Conosci il segreto del ‘cuore grande’ di Papa Francesco? Scoprilo!

Amico fedele e professore esigente, pastore attento fin da giovanissimo ai piccoli e ai poveri, ma prima ancora alunno con ottime pagelle che in futuro allestirà biblioteche fornitissime. E, da sempre, tifoso di calcio. Jorge Mario Bergoglio è raccontato con decine di testimonianze e soprattutto con un ricco apparato fotografico dalla parigina Marie Duhamel, 35enne giornalista di Radio Vaticana da un decennio di stanza a Roma, in Papa Francesco, volume-cofanetto fresco di stampa per le Edizioni San Paolo.

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Un libro in cui le curiosità non mancano: dal certificato di Battesimo alle pagelle del primo Pontefice latinoamericano e gesuita. Svelato anche attraverso gli appunti dei tempi del seminario e la sua professione di fede come arcivescovo di Buenos Aires, tante lettere autografe e la tessera del San Lorenzo, la sua squadra del cuore.

Com’è nata l’idea di scrivere questo volume?

«Nel marzo 2013 ho seguito il conclave e l’elezione in diretta; quando Francesco si è affacciato alla loggia della basilica di San Pietro, sono rimasta sorpresa per la sua connessione immediata con la gente, confermata nei mesi successivi. Volevo capire perché questo Papa era stato amato subito, chi era e quale visione di Chiesa aveva, così sono andata in Argentina per intervistare una quarantina di persone che lo avevano conosciuto quando era studente, professore, poi vescovo e cardinale. Il libro è uscito lo scorso anno in francese, superando le 10 mila copie: nel mio Paese di origine c’è molto interesse, anche dei non credenti, nei confronti di Bergoglio, perché è ritenuto una figura morale che va al di là delle differenze. Poi sono uscite le traduzioni in inglese e spagnolo, e ora anche in italiano».

Quali scoperte ha fatto sul Santo Padre?

«Molte, in diversi campi. A scuola Jorge Mario riceveva sempre voti eccellenti in quasi tutte le materie, a qualsiasi età. Da bambino saliva e scendeva le scale per imparare le moltiplicazioni; dai Salesiani ha appreso le mnemotecniche, infatti ha una memoria eccezionale di nomi e volti, tanto da riconoscere tra la folla delle udienze generali persone che non vedeva da tanti anni. Quando è andato alle superiori, si dimostrava uno studente molto riservato però incredibilmente intelligente, che intuiva rapidamente anche i concetti più complessi; generoso fin da piccolo, faceva la lezione bis ai compagni che restavano indietro, portandoli a casa sua». 

E poi la passione per i libri…

«Li amava. Una volta il giovane Bergoglio è andato con altri amici in un outlet di libri per studenti, e ne è uscito con una montagna di copie fra le braccia. I compagni ricordano che era felice come se avesse vinto alla lotteria».

E il calcio?

«Con suo padre e la famiglia andavano a vedere la partita allo stadio; gli piaceva molto anche il basket. In Argentina è come in Italia: non puoi non essere “matto” per il calcio; il San Lorenzo era la squadra del suo quartiere». 

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È diventato provinciale dei Gesuiti a soli 36 anni: che idea aveva della formazione?

«In quel periodo difficile, all’inizio della dittatura del generale Videla, ha dato una svolta alla Compagnia di Gesù, che ebbe un fiorire di vocazioni; padre Bergoglio era molto esigente e aveva una visione della chiamata molto alta, sempre concreta. Chiedeva agli studenti di occuparsi dei maiali, dei campi, dell’orto, come di seguire le parrocchie. Alla facoltà teologica di San Miguel ha creato la biblioteca più grande (e austera, non chic, nell’aspetto esteriore) di tutta l’Argentina; insisteva sull’insegnamento della cultura popolare e sull’inculturazione essenziale per l’evangelizzazione nelle villas miserias, dove mandava gli studenti tra il fango per fare catechismo. La domenica i bambini venivano invitati al convento di San Miguel per la Messa, a cui seguiva l’offerta del pranzo, preparato spesso da lui mentre loro erano in chiesa. Di solito si occupava anche del bucato e delle lavatrici, sempre attento al risparmio: spegneva le luci accese nel corridoio per evitare sprechi inutili di energia».

Tanti amici argentini sono venuti a trovarlo da quando è a Roma?

«Certo. Ho incontrato il medico di origine cinese, taoista, che gli faceva l’agopuntura: mi ha testimoniato che l’arcivescovo Bergoglio indossava sempre abiti molto consumati. Quando stava per nascere la sua primogenita, ha chiesto al futuro Papa di sceglierne il nome e lui ne aveva annotati alcuni in diversi bigliettini, alla fine l’ha chiamata Maria Guadalupe, in suo onore. Poi è venuto un giovane, che a Buenos Aires fabbrica calici per la Messa e conia le medaglie della Madonna che scioglie i nodi; credo che sia l’unica persona entrata in bermuda a Casa Santa Marta! Si vedevano per bere un tè o una cioccolata con i biscotti fatti dalle suore che ospitavano l’allora cardinale. E, da Papa, è rimasto in contatto con un pilota dell’Alitalia conosciuto in volo, che preferisce restare nell’anonimato». 

Il primo Angelus di Papa Francesco




L’attenzione alla persona è una costante di Jorge Mario?

«Direi che attraversa come un filo rosso la sua vita. Come vescovo era disponibile a qualsiasi ora per i preti, a cui dava un numero diretto dove potevano chiamarlo per le urgenze, per esempio in caso di minacce di morte perché schierati contro i trafficanti di droga. Ogni volta che andava in una parrocchia per la visita pastorale, non mancava di passare dagli anziani nella casa di riposo vicina. Da sempre ha avuto a cuore le questioni di giustizia sociale, come la difesa dei cartoneros e dei lavoratori illegali. Inoltre era in prima linea per rafforzare i legami con ebrei, musulmani e protestanti: decise di metterli in seconda fila durante il Te Deum di fine anno, mentre prima erano in fondo alle chiese, convinto che la fraternità sia vettore di pace».

Cosa vorrebbe augurare al Papa per i suoi 80 anni?

«Quando gli ho mandato una lettera per annunciargli questo libro, mi ha risposto il giorno dopo scrivendo: “Faresti meglio a scrivere sui santi, però fallo”. Mi affascina la sua coerenza di vita e gli auguro di avere intorno a sé persone che lo aiutino nella sua difficile missione di riforma della Chiesa, secondo il Vangelo».

LA BIOGRAFIA

1936 –  Jorge Mario nasce il 17 dicembre a Buenos Aires, capitale dell’Argentina.  È il primogenito di emigranti di origine italiana: suo padre Mario fa il ragioniere, mentre sua madre, Regina Sivori, si occupa della casa. Dopo di lui nasceranno due fratelli e due sorelle. Jorge viene battezzato la notte di Natale da padre Enrique Pozzoli, il salesiano che aveva sposato i suoi genitori. Frequenta la scuola elementare municipale e in seguito il collegio Nuestra Señora de la Misericordia, retto dai Salesiani. Alle superiori studia da perito chimico alimentare.
1953 – Il 21 settembre, in argentina “Festa di primavera”, entra  nella chiesa di San José de Flores e si confessa con un prete che non conosceva. È un’esperienza di fede che gli  cambia la vita: «Non ero più lo stesso. Ho sentito veramente come una voce, una chiamata: ero sicuro che dovevo diventare prete». Dopo il diploma svolge alcuni lavori precari: pulizie in una fabbrica, piccola contabilità, buttafuori in un locale notturno, controlli sugli alimenti in un laboratorio. Si fidanza brevemente con una ragazza conosciuta in un club dove andava a giocare a biliardo con gli amici.
1955 – Dopo un confronto vocazionale con padre Enrique Pozzoli, entra nel seminario diocesano di Villa Devoto
1957 – Si ammala di polmonite e gli viene asportata parte di un polmone. Decide di lasciare il seminario diocesano e  l’11 marzo 1958 entra nel  noviziato della Compagnia di Gesù. Viene inviato in Cile per completare gli studi umanistici. 
1960 – Per un infarto muore suo padre Mario. Aveva 53 anni. Tornato in Argentina, nel 1963 si laurea in filosofia al collegio Máximo San Giuseppe a San Miguel, nella provincia di Buenos Aires.
1964 – Fra il 1964 e il 1965 è professore di letteratura e psicologia nel collegio dell’Immacolata di Santa Fé e nel 1966 insegna le stesse materie nel collegio del Salvatore a Buenos Aires. 
1967 – Dal 1967 al 1970 studia teologia laureandosi sempre al collegio Máximo San Giuseppe.
1969 Il 13 dicembre è ordinato sacerdote dall’arcivescovo Ramón José Castellano. 
1970 – Prosegue quindi la preparazione tra il 1970 e il 1971 in Spagna, e il 22 aprile 1973 emette la professione perpetua nei Gesuiti. Di nuovo in Argentina, è maestro dei novizi a Villa Barilari a San Miguel, professore presso la facoltà di teologia, consultore della provincia della Compagnia di Gesù e rettore del Collegio.
1973 – Il 31 luglio, a solo 36 anni, viene eletto superiore provinciale dei Gesuiti dell’Argentina, incarico che mantiene fino al 1979. Riveste questo ruolo di responsabilità in anni delicatissimi. Una nutrita frangia di Gesuiti vuole che la Provincia si allinei alle istanze più estreme della “teologia della liberazione”, ma Bergoglio è contrario; egli fa piuttosto riferimento alla “teologia del popolo”. E poi nel 1976 con un colpo di Stato prende il potere in Argentina il regime dei militari. Sono gli anni della tragedia dei desaparecidos. Bergoglio si impegna per aiutare nella fuga alcuni oppositori del regime e proteggere i confratelli gesuiti più esposti.
1974 – L’1 agosto muore le nonna Rosa Vassallo, «la donna che ha avuto maggiore influsso nella mia vita». Da allora conserva nel breviario il suo testamento spirituale.
1980 – Terminato il mandato come superiore dei Gesuiti, riprende il lavoro nel campo universitario e, tra il 1980 e il 1986, è di nuovo rettore del collegio Máximo di San Giuseppe, oltre che parroco a San Miguel.
1981 – L’8 gennaio muore la mamma Regina Sivori.
1986 – A marzo va in Germania per ultimare la tesi dottorale sulla teologia di Romano Guardini, che però non conclude. In quel periodo scopre nella chiesa di St. Peter am Perlach, ad Augsburg, in Baviera, il dipinto della Madonna che scioglie i nodi. Tornato dalla Germania, i superiori lo inviano nel collegio del Salvatore a Buenos Aires e poi nella chiesa della Compagnia nella città di Cordoba, come direttore spirituale e confessore. Quest’ultimo trasferimento sembra un allontanamento dai vertici dei Gesuiti: Bergoglio obbedisce.
1992 – Il cardinale di Buenos Aires, Antonio Quarracino, anche lui di origine italiana, ottiene da Giovanni Paolo II di avere Bergoglio come suo vescovo ausiliare e il suo ritorno a Buenos Aires.  Il 27 giugno Bergoglio riceve nella cattedrale l’ordinazione episcopale. Come motto sceglie Miserando atque eligendo e nello stemma inserisce il cristogramma ihs, simbolo della Compagnia di Gesù. È subito nominato vicario episcopale della zona Flores, una periferia povera, e il 21 dicembre 1993 diviene vicario generale. 
1997 – Il 3 giugno è promosso arcivescovo coadiutore di Buenos Aires. 
1998 – Passati neppure nove mesi, alla morte del cardinale gli succede, il 28 febbraio, come arcivescovo, primate di Argentina. Come arcivescovo pensa a un progetto missionario incentrato sulla comunione e sull’evangelizzazione. Quattro gli obiettivi principali: comunità aperte e fraterne; protagonismo di un laicato consapevole; evangelizzazione rivolta a ogni abitante della città; assistenza ai poveri e ai malati. Invita preti e laici a lavorare insieme. 
2001 – Nel Concistoro del 21 febbraio 2001, Giovanni Paolo II lo crea cardinale. Nell’ottobre 2001 è nominato relatore generale aggiunto alla decima assemblea generale ordinaria del Sinodo 
dei vescovi, dedicata al ministero episcopale. Intanto in America latina la sua figura diventa sempre più popolare. 
2002 – Nel 2002 declina la nomina a presidente della Conferenza episcopale argentina, ma tre anni dopo viene eletto e poi riconfermato per un altro triennio nel 2008. 
2005 – In aprile, partecipa al conclave in cui è eletto Benedetto XVI. Il suo nome figura tra i papabili più accreditati, sostenuto dal cardinale Carlo Maria Martini.
2007 – Dal 13 al 31 maggio guida la Conferenza dell’episcopato latinoamericano al santuario di Aparecida. L’intenso documento finale anticipa i grandi temi del pontificato, soprattutto quelli dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium.
2009 – Nel settembre 2009 lancia a livello nazionale la campagna di solidarietà per il bicentenario dell’indipendenza del Paese: duecento opere di carità da realizzare entro il 2016. 
2011 – Nel novembre 2011 presenta le sue dimissioni da arcivescovo nelle mani di Benedetto XVI «per ragioni d’età», come prescrive il diritto canonico. Benedetto lo conferma ancora per un po’ alla guida della diocesi.
2013 – L’11 febbraio papa Benedetto XVI annuncia la sua rinuncia al ministero petrino a partire dal 28 febbraio. Il 13 marzo il Conclave elegge Jorge Mario Bergoglio come successore di Pietro. Prende il nome di Francesco.




Redazione Papaboys (Fonte www.famigliacristiana.it)

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