1999 Giovanni Paolo II in viaggio tra ecumenismo e annuncio del Vangelo

Tra il 1992 e il 1999 il pontificato di Giovanni Paolo II, è stato caratterizzato da una sostanziale conferma delle linee di tendenza già manifestatesi nei quattordici anni precedenti e da un’attività molto intensa nonostante l’insorgere e l’aggravarsi progressivo di problemi di salute (in parte conseguenza del grave attentato subito nel 1981), che hanno costretto il papa a sottoporsi ad alcuni interventi chirurgici. Come già negli anni precedenti, costante è stata soprattutto la ricerca di visibilità (spinta, secondo alcuni critici, fino alla spettacolarità) e di presenza nel mondo, perseguita in molti modi: tra questi, la pubblicazione di numerosissimi discorsi, documenti e altri testi, l’ulteriore moltiplicazione dei viaggi, internazionali e italiani, presentati dallo stesso Woiyla, in più occasioni come una delle principali caratteristiche del suo pontificato, le frequenti cerimonie di beatificazione e canonizzazione e l’insistenza sul giubileo del 2000; sono state poi convocate e tenute diverse assemblee e riunioni di cardinali e vescovi, ed è stata ulteriormente sviluppata la presenza della Santa Sede sulla scena internazionale. Tra i viaggi e le visite (complessivamente 89 internazionali, non di rado ripetuti in uno stesso paese, e 137 italiani, fino a tutto il 1999) risonanza hanno avuto soprattutto quelli in paesi a maggioranza musulmana come la Tunisia (1996), il Libano (1997) e la Nigeria (1998, per la seconda volta), a maggioranza non cristiana come in India (1999, per la seconda volta), e quelli in paesi già comunisti: oltre a nuovi viaggi in Polonia (nel 1995, nel 1997 e nel 1999, per la sesta, la settima e l’ottava volta), in Ungheria (1996, per la seconda volta), Albania (1993), Lituania, Lettonia ed Estonia (1993), Croazia (1994 e 1998), Repubblica Ceca (1995 e 1997), Slovacchia (1995), Slovenia (1996 e 1999), Sarajevo (1997); un particolare rilievo ha assunto poi il viaggio a Cuba (1998), mentre intento e risvolti ecumenici hanno rivestito nel 1999 quelli in Romania e Georgia, entrambe di tradizione ortodossa.  A tal proposito, parlando al Capo della Chiesa Romena, Teocrist, disse: “Beatitudine, sono venuto qui come pellegrino per dire quanto l’intera Chiesa cattolica sia a voi vicina con affetto, negli sforzi dei Vescovi, del clero e dei fedeli della Chiesa ortodossa romena, nel momento in cui un millennio sta terminando e un altro si profila all’orizzonte. Io vi sono vicino ed è con stima ed ammirazione che vi sostengo nel programma di rinnovamento ecclesiale che il Santo Sinodo ha intrapreso in ambiti fondamentali come la formazione teologica e catechetica, per far affiorare nuovamente l’anima cristiana che è un tutt’uno con la vostra storia. In questa opera di rinnovamento benedetta da Dio, sappia, Beatitudine, che i cattolici sono vicini ai loro fratelli ortodossi, attraverso la preghiera e la loro disponibiltà a qualsiasi collaborazione utile. L’unico Vangelo attende di essere annunciato da tutti, insieme nell’amore e nella stima reciproca. Quanti campi si aprono dinanzi a noi per un compito che ci coinvolge tutti, nel rispetto reciproco e nel desiderio condiviso di essere utili all’umanità per la quale il Figlio di Dio ha dato la propria vita! La testimonianza comune è un potente strumento di evangelizzazione. La divisione segna al contrario la vittoria delle tenebre sulla luce”.

Viaggi Apostolici di Giovanni Paolo II nel 1999:

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Giovanni Paolo II compie un secondo viaggio in India nel 1999 quando il 6 novembre nella cattedrale di New Delhi firma l’esortazione apostolica “Eccelsia in Asia” a conclusione del Sinodo speciale per il continente asiatico. “Il Sinodo che concludiamo oggi si è rallegrato al pensiero della nascita di Gesù avvenuta in terra d’Asia. Il Verbo Eterno si è incarnato come asiatico! Ed è stato in questo continente che la Chiesa, predicando il Vangelo con la forza dello Spirito Santo, ha continuato a diffondere la Buona Novella. Insieme ai cristiani di tutto il mondo, la Chiesa in Asia varcherà la soglia del nuovo millennio, rendendo grazie per tutto ciò che Dio ha operato dagli inizi sino ad oggi. Come il primo millennio ha visto la Croce saldamente piantata sul suolo europeo, e il secondo su quello americano e africano, così possa il Terzo Millennio Cristiano assistere una grande messe di fede in questo continente vasto e vitale (cfr Ecclesia in Asia, n. 1). Alle soglie del Grande Giubileo che celebrerà il bimillenario della nascita di Gesù Cristo, la comunità dei suoi discepoli è chiamata a rimediare al grande rifiuto menzionato nel prologo del Vangelo di san Giovanni: “il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (1, 10-11). “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Ibidem 1, 9), il Verbo Eterno. Tuttavia, invece di diffondersi liberamente, questa luce è spesso ostacolata e oscurata dalle tenebre. Nel cuore del peccatore essa viene respinta. I peccati degli individui si fondono e si consolidano in strutture sociali d’ingiustizia, in squilibri economici e culturali che discriminano le persone e le relegano ai margini della società. Il segno che stiamo veramente celebrando il Giubileo come anno di misericordia del Signore (cfr Is 61, 2) sarà la nostra conversione alla luce e il nostro impegno a ripristinare l’uguaglianza e a promuovere la giustizia a ogni livello della società. “A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1, 12). Nell’Eucaristia rendiamo grazie a Dio Padre per i suoi numerosi doni, e in particolare per quello del suo amato Figlio e nostro Salvatore Gesù Cristo. Gesù Cristo è il testimone fedele e verace (cfr Ap 3, 14). Il Sinodo ricorda ai cristiani dell’Asia che “la vita perfettamente umana di Gesù, dedicata interamente all’amore e al servizio del Padre dell’umanità, rivela che la vocazione di ogni essere umano è quella di ricevere e donare amore” (Ecclesia in Asia, n. 13). Nei Santi ammiriamo l’inesauribile capacità del cuore umano di amare Dio e gli uomini, anche se ciò comporta grandi sofferenze. L’eredità di tanti saggi maestri in India e in altre parti dell’Asia non va nella stessa direzione? Questo insegnamento è valido ancora oggi. Inoltre, è più che mai necessario! Il mondo sarà trasformato solo se gli uomini e le donne di buona volontà e tutte le nazioni accetteranno veramente che l’unico cammino degno della famiglia umana è il cammino della pace, del rispetto reciproco, della comprensione e dell’amore e della solidarietà con i bisognosi. Cari fratelli e sorelle, che cosa chiede la Chiesa ai suoi membri all’alba di un nuovo millennio? Prima di tutto che siate testimoni convincenti perché esprimete con la vostra vita il messaggio che proclamate. Come ci ricorda l’Ecclesia in Asia:  un fuoco non può essere acceso che mediante qualcosa che sia esso stesso infiammato. Il Vangelo può essere predicato soltanto se i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i laici sono essi stessi accesi di amore per Cristo e ardenti di zelo per farlo conoscere, amare e seguire (cfr Ecclesia in Asia, n. 23). È questo il messaggio del Sinodo:  un messaggio di amore e speranza per i popoli di questo continente. Possa la Chiesa in Asia accogliere questo messaggio affinché tutti “abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10, 10). Per Cristo nostro Signore. Amen”. Nel 1999, Papa Woityla, si recò per l’ultima volta in Polonia. Gli altri viaggi internazionali ebbero come meta il Messico St. Louis, Slovenia. Mentre in Italia si recò ad Ancona e Salerno. di Giovanni Profeta

Video Viaggi Apostolici del 1999:

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