1989: Giovanni Paolo II in viaggio tra il tetto del mondo e la libertà

Dal primo al 10 Giugno 1989, Giovanni Paolo II, andò in visita nei Paesi del nord Europa. Il viaggio all’inizio fù accolto con molta freddezza. Le sue parole e i gesti di riconciliazione riscaldarono il cuore di tutti, cancellando così antiche incomprensioni e pregiudizi. Il carattere fortemente ecumenico del pellegrinaggio, segno ancora una volta un passo avanti nell’amicizia tre le varie confessioni religiose. Giovanni Paolo II poneva l’accento più sulle cose che uniscono, tralasciando ciò che il tempo ha diviso. Certamente i cristiani di quei luoghi hanno ricevuto una forte testimonianza di comunione. Il vescovo di Roma era andato nelle loro terre per predicare l’Amore e la Fraternità universale non solo tra i credenti in Cristo, ma con tutti gli uomini di buona volontà.  Nell’incontro ecumenico nella Cattedrale Luterana di Nidaros, non mancò l’incoraggiamento a proseguire nella strada del bene e dell’unità: “Come cristiani noi proclamiamo una saggezza che riconosca e sostenga la priorità dell’etica sulla tecnologia, il primato della persona sulle cose, la superiorità dello spirito sulla materia (cf. Redemptor Hominis, 16). Noi siamo in grado di fare queste affermazioni perché Cristo ci ha mostrato che il nostro destino umano è un destino personale, morale e spirituale; esso consiste in un rapporto filiale con Dio. Attraverso la fede e il Battesimo noi abbiamo compreso che la saggezza viene offerta come dono divino, ma anche che essa confonde l’intelletto umano se rimane chiusa al trascendente. È una saggezza rivelata che ci insegna che il Dio dell’universo non è una forza impersonale o inconoscibile, ma un Padre. Nei momenti di illuminazione interiore, le parole di Gesù riecheggiano nei nostri cuori: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenute nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11, 25). Il nostro compito è aprire la mente dell’uomo moderno alla saggezza divina, aprire il cuore dell’uomo moderno a Dio. Dobbiamo far questo alla maniera di Cristo, che è “dolce e umile di cuore”, e il cui “giogo è soave e il fardello leggero” (cf. Mt 11, 29-30). Proclamando il Vangelo in parole ed opere, noi rendiamo testimonianza di fronte a tutti del cammino che conduce alla vita. E non facciamo questo come individui isolati, ma come persone unite in Cristo attraverso il nostro Battesimo. Chiaramente tale testimonianza costituisce una sfida ecumenica per tutti coloro che, come dice san Paolo, hanno “ascoltato la parola della verità” e hanno “ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso” (Ef 1, 13). Oggi alla vigilia del terzo millennio cristiano, il mondo ha bisogno di sentire la buona Novella della salvezza non meno di quanto fece nel primo e nel secondo millennio. È ancor più urgente che i cristiani operino per la graduale eliminazione delle loro differenze e rendano comune testimonianza al Vangelo”. I viaggi del 1989 ebbero come meta: l’Estremo Oriente, Taranto, Estremo Oriente e Mauritius, Pisa, Volterra e Lucca, Santiago de Compostela e Asturie, Spagna, Gaeta, Norvegia, Islanda, Finlandia, Danimarca e Svezia, Grosseto, Madagascar, La Réunion, Zambia e Malawi.

Video Viaggi Apostolici di Giovanni Paolo II del 1989:

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Nel 1989, circa 600.000 giovani vanno in pellegrinaggio a Santiago de Compostela in Spagna. Giovanni Paolo II rivolge a loro la domanda: “Perché siete qui, giovani degli anni 90 del XX secolo? Non sentite in voi lo spirito di questo mondo? Non siete venuti forse – torno a ripetervelo – per convincervi definitivamente che “essere grandi” significa “servire”? Questo “servizio” non è certamente un mero sentimento umanitario. Né la comunità dei discepoli di Cristo è una agenzia di volontariato e di aiuto sociale. Un servizio di questa natura resterebbe limitato all’orizzonte dello “spirito di questo mondo”. No! Si tratta di molto di più. La radicalità, la qualità e il destino del “servizio” al quale tutti siamo chiamati si inquadra nel mistero della Redenzione dell’uomo. Perché siamo stati creati, siamo stati chiamati, siamo stati destinati, innanzitutto e soprattutto, a servire Dio, ad immagine e somiglianza di Cristo che, come Signore di tutto il creato, centro del cosmo e della storia, manifestò la sua regalità mediante l’obbedienza fino alla morte, essendo stato glorificato nella Risurrezione (cf. Lumen Gentium, 36). Il Regno di Dio si realizza attraverso “questo servizio” che è pienezza e misura di ogni servizio umano. Non agisce con il criterio degli uomini mediante il potere, la forza e il denaro, chiede a ciascuno di noi la totale disponibilità a seguire Cristo, il quale “non è venuto per essere servito, ma per servire”. Vi invito, cari amici, a scoprire la vostra autentica vocazione per collaborare alla diffusione di questo Regno della verità e della vita, della santità e della grazia, della giustizia, dell’amore e della pace. Se veramente desiderate servire i vostri fratelli, lasciate che Cristo regni nei vostri cuori, che vi aiuti a capire e a crescere nel dominio di voi stessi, che vi fortifichi nelle virtù, che vi riempia soprattutto della sua carità, che vi porti per il cammino che conduce alla “condizione dell’uomo perfetto”. Non abbiate paura di essere santi! Questa è la libertà con cui Cristo ci ha liberato (cf. Gal 5, 1). Non come la promettono con illusione ed inganno i poteri di questo mondo: una totale autonomia, una rottura da ogni appartenenza in quanto creature e figli, un’affermazione di autosufficienza, che ci lascia indifesi dinanzi ai nostri limiti e alle nostre debolezze, soli nel carcere del nostro egoismo, schiavi dello “spirito di questo mondo”, condannati alla “schiavitù della corruzione”. Dopo il bagno di folla giovanile, Papa Woityla continuò il suo viaggio nelle Asturie.

Video Viaggi Apostolici di Giovanni Paolo II del 1989:

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Il 1 dicembre 1989, tre settimane dopo il crollo del muro di Berlino, in Vaticano si tenne l’incontro storico tra papa Giovanni Paolo II e il leader sovietico Mikail Gorbaciov. È la prima volta che un leader del Partito comunista sovietico (PCUS) incontra il pontefice. I temi dell’incontro furono la situazione internazionale, e la libertà di culto nell’Unione sovietica. Tre anni prima, nel 1986 si era assistito ad un altro incontro celebre tra lo stesso Gorbaciov e il presidente degli USA Ronald Reagan dove si era discusso della riduzione degli armamenti e cercare di mitigare il clima rigido della Guerra Fredda. Nel 1989 l’Urss è sul punto di andare in pezzi. Quattro anni prima Michail Gorbaciov era approdato alla guida del Partito comunista dando il via ad un rinnovamento radicale del sistema sovietico sulla base di due punti cardine: la glastnost – letteralmente ‘trasparenza’ – e la perestrojka, cioè un insieme di riforme economiche. L’atteggiamento di Gorbaciov, completamente nuovo nella storia dell’Urss, consentì il superamento della Guerra fredda che da mezzo secolo caratterizzava i rapporti con gli Stati Uniti e portò alla luce le enormi problematiche di natura economico finanziaria che fino a quel momento erano state deliberatamente occultate da parte del regime. Inoltre la fine della dittatura fece esplodere le rivendicazioni di indipendenza delle numerose popolazioni che da decenni, volenti o nolenti, vivevano sotto il giogo sovietico: all’inizio degli anni Novanta, infatti, le repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania) diventano di nuovo indipendenti e a dicembre del 1991 l’Urss cessò ufficialmente di esistere e il vastissimo territorio venne suddiviso in vari Paesi indipendenti: Russia, Georgia, Moldavia, Armenia, Tagikistan, Turkmenistan, Kazakistan, Uzbekistan, Azerbaigian, Bielorussia, Ucraina e Kirghizistan. Gorbaciov, svolse un ruolo chiave nel processo di dissoluzione e la sua impostazione si presentò come totalmente inedita nella storia sovietica.  di Giovanni Profeta

Video dell’incontro di Gorbaciov con Giovanni Paolo II in Vaticano: 
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