O Papa mio!: è festa all’incontro dei bambini con Francesco

Papa Francesco incontra i bambiniUna giornata indimenticabile: è quella che hanno vissuto 500 bambini di Napoli e Roma che hanno incontrato il Papa nell’Atrio dell’Aula Paolo VI. L’evento è stato promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura nell’ambito del “Cortile dei Bambini”. I bimbi sono arrivati in Vaticano con un treno speciale delle Ferrovie dello Stato Italiane, di qui il nome dell’iniziativa “Treno dei bambini”. Alessandro Gisotti, della Radio vaticana, racconta così la giornata:

“O Papa mio”. Ci voleva la creatività dei bambini e la genialità partenopea per trasformare la canzone italiana più famosa al mondo in un abbraccio musicale a Papa Francesco che ha apprezzato divertito questa singolare esecuzione. D’altro canto, il Pontefice si è sentito subito a casa in mezzo a tanti ragazzini festosi, e chiassosi, che gli avranno forse ricordato gli anni in cui, giovane gesuita, insegnava letteratura in un Liceo. Difficile condensare le emozioni di questi bambini, provenienti da sei scuole primarie di Napoli e due di Roma, a rischio abbandono scolastico. Ci ha provato la maestra Patrizia, una docente napoletana, tra le organizzatrici dell’avvenimento che ha intrecciato le emozioni di alunni e insegnanti:

“Loro ci chiedono: scrivi. ‘Ho un amico’, si scrive con l’‘h’ o senza ‘h’? E noi non sappiamo come si fa … Ma tu, ‘o tieni ‘n amico? Papa Francesco, glielo dica lei, alle maestre: con l’‘h’ o senza ‘h’? Noi, da oggi, un amico ce l’abbiamo: è lei. Grazie! (applausi)”

Papa Francesco ha dunque dialogato con i bambini, prendendo spunto dal regalo che gli è stato offerto: una pianta in un vaso contenente terra delle catacombe:

Francesco: “Dentro qui c’è terra delle catacombe, eh?”
Ragazzo: “… delle Catacombe di San Gennaro!”

Francesco: “San Gennaro, eh? Sono le più importanti, no?”
Bambini: “Siii!”

Francesco: “Eh, perché sono a Napoli, eh? [ride, ridono] Eh, siete voi … siete furbi, voi napoletani, eh? E, ma, dimmi: le catacombe sono sulla spiaggia, alla luce di tutto?”
Bambini: “Noooo …!!”

Francesco: “No … Dove sono, le catacombe?”
Bambini: “Sotto terra …”

Francesco: “Sotto terra. E nelle catacombe, c’è la luce?”
Bambini: “Nooo …!”

Francesco: “Cosa c’è?”
Bambini: “Il buio”

Ma, ha proseguito, mi avete portato questa “terra del buio” per “farla diventare luce”, perché – ha detto – la luce è più importante del buio:

Francesco: “Che cosa è più importante – questa domanda – il buio, o la luce?”
Bambini: “La luce!”

Francesco: “La luce! E quando noi siamo nel buio, cosa è importante fare? Andare …”
Bambini: “… alla luce!”

Francesco: “… alla luce. Cercare …”
Bambini: “… la luce!”

Francesco: “La luce. Ma, dentro di noi: sempre. Perché la luce ci dà gioia, ci dà speranza”

E ancora, ha osservato, la pianta che cresce su questa terra rappresenta i frutti “per un mondo migliore”. E questo non lo fa l’odio, lo fa l’amore, lottando uno accanto all’altro come fratelli:

Francesco: “L’amore. E per questo, ti dirò una cosa, eh? Quando l’apostolo Giovanni, che era tanto amico di Gesù – tanto amico, no? – voleva dire chi è Dio, sapete cosa ha detto? ‘Dio è amore’. E’ bello. Chi è Dio?”
Bambini: “E’ amore!”

Francesco: “Più forte!”
Bambini: “Amore!”

Francesco: “Dio è amore. E noi andiamo verso la luce per trovare l’amore di Dio. Ma l’amore di Dio è anche dentro di noi, nei momenti bui? E’ l’amore di Dio lì, nascosto? Sì: sempre! L’amore di Dio non ci lascia mai. Sempre è con noi. Abbiamo fiducia in questo amore, eh?”

Dopo questo dialogo, Francesco si è trattenuto nell’Atrio dell’Aula Paolo VI con i bambini che quasi non volevano lasciar andar via questo maestro così speciale. A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

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