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Muore per presunta overdose, Don Citro: ‘I ragazzi che escono dal Ciclope sono dei morti viventi’

don_gianni_citro_1CAMPANIA – CAMEROTA (SA) – Sono parole di dolore quelle che ha pronunciato il parroco della comunità di Camerota, Don Gianni Citro, in riferimento al giovane ragazzo trovato morto per presunta overdose presso il centro della frazione Marina. Parole di dolore ma anche parole di accusa, quelle che già aveva espresso in recenti omelie, contro «un certo tipo di divertimento».

Don Gianni manifesta tutto il suo dolore per l’accaduto: «E’ successo è un fatto di una tristezza infinita. Un ragazzo viene abbandonato per strada dai suoi amici, i quali solo dopo, per rimorsi di coscienza, hanno fatto una chiamata anonima per avvisare i soccorsi che c’è un ragazzo che sta morendo per strada. Questo è un modo di fare amicizia che rivela un grande squallore interiore. Non si abbandona un amico per strada solo per non essere immischiato in una vicenda grave. Chi l’ha abbandonato ha capito che stava accadendo qualcosa di grave».

Le discoteche: «Voglio sperare che la storia di abbandono di questo ragazzo non parta da lontano, cioè da dove è accaduto che questo ragazzo ha assunto le sostanze. Anche le discoteche, che sono tempio della musica ma anche della droga e del divertimento a base di droga, non si preoccupano per nulla di quello che succede ai giovani clienti. Il cliente è solo un utente, un consumatore che deve spendere e se ne deve andare». Il Meeting: «Purtroppo, spero di no, mi pare di capire che anche da parte delle istituzioni delle forze dell’ordine ci sia una scarsa preoccupazione, rispetto alla calamità di certi fenomeni. Ad esempio quando c’è il Meeting del Mare ci sono spiegamenti di forze dell’ordine dappertutto come se il paese fosse in stato d’assedio. Poi arrivano 30 mila ragazzi, ne trovano 20 con due spinelli in tasca e si fa passare la notizia come si trattasse di narcotraffico».

Il Ciclope: «Nei confronti del Ciclope questa premura non la vedo e mi insospettisce il fatto che non ci sia vigilanza e attenzione rispetto ad un dato eclatante e storicamente certo che in quella discoteca c’è un abuso di sostanze spaventosissimo. Mi sembra ci sia una copertura voluta, organizzata. Questa cosa mi turba, mi inquieta moltissimo. Ci siamo mai accorti di quello che succede nel Ciclope, ci siamo accorti che quelli che escono di li sono dei morti viventi? Non voglio puntare il dito contro una fitta rete di popolazione che vuole divertirsi e va lì per passare una serata con gli amici. Purtroppo c’è una fetta molto nutrita di clienti delle discoteche che appartengono ad una generazione con delle patologie gravi a livello di disagio sociale e a livello di dipendenza con queste sostanze, riportando danni gravi  alla psiche. Posso fare un elenco infinito di ragazzi che ho conosciuto».

«Per le istituzioni il Ciclope è una grande risorsa, forse per la proprietà, ma per la comunità non è una risorsa – continua Don Gianni –. Magari sarebbe più interessante capire in che misura il Ciclope è una risorsa per il comune di Camerota, sarebbe interessante perché la proprietà è del comune.  A tal proposito mi risulta che il proprietario del  Ciclope era fortemente indebitato con il comune di Camerota e con un colpo di spugna questi debiti sono scomparsi come per magia, con una delibera di compensazione e cose del genere. Tutto ciò chiaramente la dice lunga su quella logica di copertura di protezione di confronti di una realtà e delle persone che fino ad ora non ho capito come stiano facendo il bene del comune di Camerota». «Io sono un fautore un sostenitore di chi fa il bene del territorio, di chi lo fa seriamente e sinceramente non ho capito in che misura il Ciclope fa il bene del comune di Camerota. Poi si ritrova un ragazzo morto per strada poi altri episodi gravi accaduti all’interno della stessa discoteca, come le pietre cadute una quindicina di giorni fa nel bagno della discoteca ma nessuno ne ha voluto approfondire». «Manifesto a nome di tutta la comunità di Marina di Camerota una solidarietà grandissima nei confronti della famiglia di questo ragazzo. Provo grande dolore nel non essermi trovato di fianco a lui nel momento in cui ne aveva bisogno. La cosa di cui desidererei di più in questo momento poter essere stato lì vicino nel momento in cui quel ragazzo ne aveva bisogno e invece si è ritrovato ad essere solo in mezzo ad una strada». di Biagio Cafaro per Giornale del Cilento

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