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Lampedusa: il mare è nostro, le vittime degli altri

BLAMPEDUSA – «Che senso ha officiare funerali di Stato per le vittime, se non celebriamo con altrettanta passione la vita dei superstiti. Questi nei campi di accoglienza sono trattati da criminali e sono stipati in più di mille in rifugi con solo 250 letti». È lo sfogo di monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, durante un incontro organizzato il 7 novembre scorso presso il Parlamento europeo da Aiuto alla Chiesa che Soffre.

L’iniziativa è stata promossa nell’ambito della collaborazione tra Unione europea e Aiuto alla Chiesa che Soffre, che ha visto svolgersi a Bruxelles altri colloqui tra le istituzioni europee e alcuni testimoni delle Chiese in difficoltà, quali quelle di Pakistan, Egitto e Siria.

Obiettivo del confronto è stato illustrare ai rappresentanti dell’Ue il contesto in cui si è verificata la tragedia di Lampedusa, cercare inoltre un modo per alleviare le sofferenze dei sopravvissuti e prevenire nuovi eventi drammatici. A partire dal prossimo marzo non appena il mare sarà più calmo, si prevedono infatti nuove ondate di profughi.

L’arcivescovo ha incolpato l’Ue di «non far abbastanza per spezzare quell’effetto a catena che porta inevitabilmente uomini, donne e bambini a lasciarsi tutto alle spalle nella speranza di una vita migliore». Secondo il presule i 28 paesi membri sono concentrati sulle prossime elezioni europee e preferiscono parlare di «queste povere anime come se fossero invasori da tenere il più lontano possibile. Sono tutti ben disposti ad armare i ribelli siriani, ma poi fermano le famiglie che cercano di sfuggire quegli stessi proiettili».

Al cospetto del presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy, e ad altri esponenti dell’Ue, monsignor Montenegro (nella foto ndr) ha spiegato che Lampedusa «rappresenta il futuro dell’Europa» e per questo impone provvedimenti immediati. «Mentre l’Unione ha promesso al governo italiano un aiuto di 30 milioni di euro, noi come Chiesa cerchiamo di accogliere i poveri e sostenere gli abitanti dell’isola che aprono le porte delle loro case a chi ha perso tutto».

Ad accompagnare l’arcivescovo di Agrigento a Bruxelles anche il direttore della Caritas locale, Vittorio Landri, che ha sostenuto la necessità di «un nuovo centro di accoglienza più rispettoso della dignità umana, in cui gli ospiti non vivano come in una prigione». Landri ha testimoniato la drammatica situazione dei bambini giunti a Lampedusa. I piccoli che frequentano la ludoteca del centro di accoglienza sono oltre 5600, molti di loro però diventano vittime dei trafficanti umani e di organi. «Dobbiamo agire immediatamente – ha ammonito monsignor Montenegro – per impedire che i bambini o i loro genitori finiscano nelle mani dei criminali».

Il presule ha infine ricordato le centinaia di vittime alle quali ha impartito la sua benedizione. «È stato orribile! Quanti cristiani, con il loro crocifisso stretto forte in bocca, hanno perso la vita nel Mediterraneo. Sono 20mila i morti accertati e chissà quanti quelli di cui non abbiamo notizia, inghiottiti dal Mare Nostrum nell’indifferenza generale. Perché il mare è nostro, ma le vittime sono sempre degli altri».

Marta Petrosillo

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