Il Papa, il vento, il volo della papalina. La carezza di Dio.

Il Papa, il vento, il volo della papalina. La carezza di Dio.Una folata di vento ha fatto volare via la papalina appena Papa Francesco è sceso dall’aereo che lo ha portato a Quito in Ecuador. Era accaduta la stessa cosa anche a gennaio, all’arrivo nelle Filippine. In realtà succede molto spesso durante i viaggi apostolici del Santo Padre, tanto che alcuni giornalisti hanno preso questi episodi come segno di buon auspicio per la visita del Santo Padre. Se vola il cappello, tutto andrà bene…

Ovviamente noi non siamo superstiziosi, vogliamo anzi ricordare che lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica, al numero 2111 ci insegna che può essere superstizione anche l’attribuire un’importanza in qualche misura magica a certi segni, gesti o pratiche. Come non ricordare però il passo del libro dei Re (19, 9.11-13):

L’incontro con Dio

Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco il Signore gli disse: «Che fai qui, Elia?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita».

Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore».

Ecco, il Signore passò.
Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.

Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.
Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.
Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero.
Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.

Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: «Che fai qui, Elia?».

Infatti, come ci ha ricordato lo stesso Papa Francesco nell’omelia a Santa Marta il  13 giugno 2014, «il Signore non era nel vento, nel terremoto o nel fuoco, ma era in quel sussurro di una brezza leggera: nella pace». O «come dice proprio l’originale, un’espressione bellissima: il Signore era in un filo di silenzio sonoro».

Di solito il vento non fa rumore: è il soffio dell’alito di Dio creatore che aleggia sulle acque (Gn 1,2) e plasma il capolavoro assoluto che è l’universo intero:

La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

Nel libro dell’Esodo, un racconto in prosa dice: “Il Signore durante tutta la notte risospinse il mare con un forte soffio d’oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli Israeliti entrarono nel mare all’asciutto…” (Es 14,21-22). Nel capitolo successivo, gli stessi eventi vengono descritti in forma poetica e allora il soffio del vento d’oriente viene chiamato “il soffio delle narici” di Dio. Rivolgendosi a Dio, il poeta dice: “Al soffio delle tue narici si accumularono le acque… Soffiasti con il tuo soffio e il mare coprì i nemici” (Es 15,8.10). Così viene espressa in modo molto suggestivo la convinzione che il vento fu, in queste circostanze, lo strumento di Dio. Dalle osservazioni fatte sul vento invisibile e potente, si è arrivati a concepire l’esistenza dello “Spirito di Dio”. Nei testi dell’Antico Testamento, si passa facilmente da un significato all’altro, e anche nel Nuovo Testamento vediamo che i due significati sono presenti. Per far capire a Nicodemo il modo di agire dello Spirito Santo, Gesù adopera il paragone del vento e si serve dello stesso termine per designare tanto l’uno quanto l’altro: “Il soffio – cioè il vento – soffia dove vuole… così è di chiunque è nato dal Soffio, cioè dallo Spirito Santo” (Gv 3,8). (San Giovanni Paolo II, Udienza Generale di mercoledì, 3 gennaio 1990)

Come non ricordare il gesto che compie Gesù risorto sugli undici nel Cenacolo di Gerusalemme per trasmettere lo Spirito: «Soffiò su di loro e disse: ricevete lo Spirito Santo» (Gv 20,22). Gesù ripete lo stesso gesto che Dio aveva compiuto nell’Eden quando, dopo aver modellato il corpo dell’uomo dalla polvere della terra, «Soffiò nelle narici un soffio vitale» (Gn 2,7). L’evangelista Giovanni si serve dello stesso verbo greco di cui si è servito l’autore del libro della Sapienza nel riferire la creazione di Adamo: «Gli inspirò un’anima attiva e soffiò in lui uno spirito vitale» (Sap 15,11).

Ricordiamo anche il Salmo (103:1-4):

Benedici il Signore, anima mia,
Signore, mio Dio, quanto sei grande!
Rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto.
Tu stendi il cielo come una tenda,
costruisci sulle acque la tua dimora,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento;
fai dei venti i tuoi messaggeri,
delle fiamme guizzanti i tuoi ministri.

Qualche volta nel vento possiamo trovare davvero Dio. Vorrei chiudere questo intervento con un’immagine: il vento che sfoglia le pagine del Vengelo sulla bara di San Giovanni Paolo II. Ricorderò sempre quell’istante. Dio ha voluto salutare il vicario di Cristo sulla terra con quel soffio di vento.

Il Papa, il vento. La carezza di Dio.

Ebbene, davanti a queste cose, come negare che Dio è sempre con noi, presente, interagisce e parla con noi in molti modi, servendosi anche del vento, ora brezza, ora venticello, ora soffio impetuoso.

Mi piace pensare che il vento che ha accolto Papa Francesco al suo arrivo in America Latina sia il modo in cui Dio lo ha voluto salutare e gli ha voluto porgere il benvenuto.

Il Papa, il vento. La carezza di Dio.

Buon viaggio Papa Francesco! Dio ti accarezza con il vento!

Di Alessandro Ginotta per PAPABOYS 3.0

Questo articolo fa parte dello Speciale Papaboys Viaggio Apostolico di Papa Francesco in America Latina tutti gli appuntamenti, tutte le dirette, le fotografie, i discorsi…

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