Papa Francesco ci ha fatto un grande regalo!

La Polonia vuole bene ed è grata a Francesco. E’ il messaggio semplice che scaturisce dal cuore della Chiesa locale, colpita dalla stima e dalle parole che il Papa ha affidato a sacerdoti, consacrati e laici. Di questa gratitudine si fa interprete mons. Wojcieh Polak, arcivescovo metropolita di Gniezno e primate della Polonia, intervistato da Alessandro Gisotti per Radio Vaticana:

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R. – Penso che tutti i polacchi – anche noi – abbiamo sentito un’apertura grande verso il nostro popolo, e anche una grande stima che Papa Francesco ci ha mostrato, dando anche un bellissimo insegnamento, molto profondo, molto spirituale: ci ha delineato un po’ le linee guida per il nostro popolo e anche per la Chiesa in Polonia. Soprattutto chiedendoci di essere chiari con la nostra identità cristiana, con la vicinanza di Cristo e anche con la vicinanza con gli altri. Durante il suo discorso a Jasna Gora ci ha dato un bellissimo sguardo dicendo che le cose più importanti sono quelle più piccole, quelle che sono molto vicine alla nostra vita, e quelle che sono concrete, cioè non astratte, non ideologiche, ma propriamente “di vita”. E anche quando nel Santuario di San Giovanni Paolo II ha parlato davanti a sacerdoti, alla vita consacrata, alle persone consacrate, ai futuri sacerdoti, anche, su queste linee guida della nostra vita, della nostra identità sacerdotale, dell’identità delle persone consacrate, diceva che dobbiamo tener presente fortemente la nostra consacrazione a Cristo e alla Chiesa.
D. – Si è visto ancora una volta l’amore del popolo polacco per il Successore di Pietro: chiaramente Karol Wojtyła è per sempre nel cuore dei polacchi, ma anche con Benedetto XVI e ora con Papa Francesco si è visto un entusiasmo a volte anche commovente …
R. – Penso che sia una linea costante nella vita del nostro popolo; forse prima di Giovanni Paolo II eravamo – lo sappiamo – dietro al Muro: questa “Cortina di ferro” ci divideva molto, anche dai media, anche da questi contatti, che erano veramente rari. Avremmo voluto, 50 anni fa, che Papa Paolo VI potesse essere in mezzo a noi: il regime comunista non gli ha permesso di venire. [Al suo posto] c’era una sedia vuota con un mazzo di fiori. Mentre con Giovanni Paolo II noi ci siamo avvicinati non solo alla persona del Papa, ma soprattutto al Vicario di Cristo in terra. Ci siamo avvicinati: penso che tanta gente si sia avvicinata anche interiormente proprio alla Sede Apostolica. Per noi è una cosa molto importante, anche per la gente, che dobbiamo accogliere con cuore aperto ogni Successore di Pietro.

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D. – Che cosa rappresenta per la Polonia, per la Chiesa ma non solo, questa Gmg in terra polacca? Una Gmg, poi, in un momento così particolare anche per l’Europa… Papa Francesco ha detto più volte: “Non solo la Chiesa, ma il mondo vi guarda” …
R. – Per noi è un grande dono. Non mi stanco di ripetere che a noi Papa Francesco ha fatto un grande regalo, un grande dono, una grande grazia di venire con la gente, con i giovani proprio a Cracovia, dando questo segno visibile che rimarrà nel cuore dei polacchi. E speriamo per la nostra Chiesa, per il nostro popolo che anche noi possiamo essere questi segni visibili, sia perso gli altri credenti ma anche verso il mondo: questo sarà anche il nostro compito qui, su questa Terra, di dare segni di speranza, di vicinanza, del sentimento di Dio alla gente.

Redazione Papaboys (Fonte it.radiovaticana.va)

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