Davvero non conosci il ‘grido nel deserto’ che fece Giovanni Paolo II?

“La Chiesa oggi con la voce del Successore di Pietro, a cui s’unisce quella di tanti Pastori qui convenuti da ogni parte del mondo, cerca rifugio sotto la tua protezione materna ed implora con fiducia la tua intercessione di fronte alle sfide che il futuro nasconde”.

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“La Chiesa oggi con la voce del Successore di Pietro, a cui s’unisce quella di tanti Pastori qui convenuti da ogni parte del mondo, cerca rifugio sotto la tua protezione materna ed implora con fiducia la tua intercessione di fronte alle sfide che il futuro nasconde”.

L’Atto di Affidamento alla Vergine Maria della Chiesa e dell’umanità, pronunciato domenica 8 ottobre da Giovanni Paolo II insieme a oltre 1500 Vescovi rappresentanti dell’Episcopato mondiale, davanti alla statua della Madonna di Fatima, è stato non solo un nuovo tassello del composito mosaico mariano di questo straordinario Pontificato, ma un autentico sigillo sull’intero Grande Giubileo dell’Incarnazione. Il “Totus tuus” che caratterizza la spiritualità mariana di Papa Wojtyla è diventato così – in obbedienza al testamento di Cristo morente sulla Croce – un pressante invito al mondo perché si riconosca in questa formula quasi sacramentale della nuova consacrazione a Maria.

Il grande affidamento degli inizi di tutti i tempi, proclamato da Cristo: “Donna, ecco tuo figlio!”, apre l’Atto pronunziato dal Papa, che successivamente, in modo significativo, lo muta in “Donna, ecco i tuoi figli!”: “Madre, come l’Apostolo Giovanni, noi vogliamo prenderti nella nostra casa, per imparare da te a conformarci al tuo Figlio. “Donna, ecco i tuoi figli!”. Siamo qui, davanti a Te, per affidare alla tua premura materna noi stessi, la Chiesa, il mondo intero“.

Quasi un grido della Chiesa

Sfogliando fra le stupende immagini dei ricordi mariani che caratterizzano le tappe più salienti del grande Pontificato di Giovanni Paolo II, ci accorgiamo come ha spesso rimarcato il desiderio della Chiesa, già espresso nella ‘Gaudium et Spes’, di andare incontro ad ogni uomo. Egli, però, aggiunge che l’insegnamento del Concilio Vaticano II è maturato nell’atto di Paolo VI che ha definito Maria anche ‘Madre della Chiesa’. In questo modo – secondo Giovanni Paolo II – si comprende il senso dell’affidamento che la Chiesa è chiamata a fare ricorrendo al Cuore della Madre di Cristo e nostra. La consacrazione del mondo è un desiderio fortissimo, quasi un grido della Chiesa rivolto a questo cuore materno di poter annunciare liberamente ed efficacemente il Vangelo ad ogni popolo, ad ogni uomo: “Tutto attraverso Maria! Questa è l’autentica interpretazione della presenza della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa, come proclama il capitolo VIII della Costituzione dogmatica ‘Lumen gentium’”(Omelia nel Santuario di Jasna Gòra, 4-6-1979).

Nel magistero mariano di Papa Giovanni Paolo II viene indicato un cammino di consacrazione con cui donare a Maria la propria vita – “Totus tuus!” -: tutto ciò che si è e si ha, impegnandosi in un servizio totale, senza limiti e senza riserve. Si tratta di una spiritualità mariana ispirata all’esempio e alla parola dei santi, primo fra tutti Luigi Maria Grignion de Montfort, ora candidato a diventare Dottore della Chiesa proprio per il suo insegnamento sulla “vera devozione” alla Madonna: “Prendere Maria come modello e consacrarsi a lei fino a vivere in lei, per vivere in Cristo”.

Come ben ricordiamo, l’Affidamento della Chiesa e del mondo a Maria ora compiuto dal Papa non è un atto inedito, perché già il 25 marzo 1984 il Santo Padre, anche allora di fronte alla statua della Madonna portata appositamente da Fatima in Piazza San Pietro, aveva pronunziato l’atto di consacrazione insieme con i Vescovi di tutto il mondo, ripetendo a sua volta nella sostanza l’atto già compiuto a Fatima il 13 maggio 1982. Allora aveva affidato e consacrato “in modo speciale quegli uomini e quelle nazioni” che di quell’affidamento e di quella consacrazione avevano “particolarmente bisogno“.

Giovanni Paolo II




Significato del riaffidamento alla Madonna

Sono successe nell’ultimo scorcio del secolo tante e tali cose che il nuovo fiducioso affidamento della Chiesa e del mondo a Maria acquista una pregnanza ulteriore di attualità e, soprattutto, un carico di intenzioni ancora più intenso, come esplicita il testo stesso della preghiera: “Siamo uomini e donne di un’epoca straordinaria, tanto esaltante quanto ricca di contraddizioni. L’umanità possiede oggi strumenti d’inaudita potenza: può fare di questo mondo un giardino, o ridurlo a un ammasso di macerie (…). Oggi come mai nel passato l’umanità è a un bivio. E, ancora una volta, la salvezza è tutta e solo, o Vergine Santa, nel tuo Figlio Gesù“.

Il Papa vede in Maria, apparsa a Fatima, la Madre preoccupata e sollecita per la salvezza dei suoi figli che chiede che il mondo sia consacrato al suo Cuore Immacolato; ed è la stessa Madre che esorta con precise indicazioni a vivere degnamente il senso di tale consacrazione, perché tutto il mondo ritorni a Dio.

Di nuovo, anzi, dopo più di ottant’anni da quel lontano 13 maggio 1917, la storia del prodigio di Fatima si è rivestita della gioia e della gratitudine della Chiesa, per la particolare protezione accordata da Maria al suo supremo Pastore Giovanni Paolo II. Specialmente dopo il terzo pellegrinaggio del Papa, avvenuto il 13 maggio scorso, la beatificazione dei pastorinhos Francesco e Giacinta e lo svelamento del cosiddetto ‘terzo segreto’, Fatima è apparsa al mondo quasi un ‘crocevia’ della storia d’Europa e insieme della Chiesa del XX° secolo; ed anche come il ‘cuore’ da cui traggono origine i palpiti di bontà e di amore di una Madre che non si stanca di guardare ai suoi figli, vicini e lontani.

Giovanni Paolo II




Piazza San Pietro e la Cova da Iria, Giovanni Paolo II e la ‘Bianca Signora’, la Chiesa e il mondo, il 13 maggio 1917 e l’8 ottobre del 2000: tutto avvolto come in un ‘unicum’ da un sole luminoso, quasi fosse una sola stessa giornata di fede radiosa.

Se tutti i Papi, chi più chi meno, con maggiore o con minore consapevolezza, sono accompagnati nel loro ministero dall’aiuto materno di Maria, è certo che Giovanni Paolo II spicca per quella totale fiducia con cui consegna a Maria tutti gli uomini: fiducia enorme! Questo è il timbro della spiritualità mariana di questo Papa e del Giubileo dell’Incarnazione che volge al termine. Sicché il significato dell’Affidamento a Maria è certamente molto alto, un evento straordinario dal quale osservare tutto il senso del Grande Giubileo, sigillo della storia del secolo XX°.

Il quegli occhi la speranza del mondo

Ma è stato anche un evento familiare, con quella piccola, incantevole statua della ‘Bianca Signora’ nei cui occhi, cercati da migliaia di fedeli, brillava la speranza del Terzo Millennio. Ce lo hanno ricordato anche visivamente quel proiettile esploso nella stessa Piazza San Pietro il 13 maggio 1981, incastonato nella corona della Vergine, e quell’anello episcopale di papa Giovanni Paolo II infilato in una catenina che la Vergine stringe fra le mani, quasi un ex-voto del suo più grande devoto.

Ma l’affidamento a Maria ha per traguardo una proposta di salvezza per tutti; perciò l’evento ricusa ogni formalismo puramente ‘devozionale’ con il suo richiamo pressante a privilegiare gli esclusi dalla grande storia: “Ti affidiamo tutti gli uomini, a cominciare dai più deboli: i bimbi non ancora venuti alla luce e quelli nati in condizioni di povertà e di sofferenza, i giovani alla ricerca di senso, le persone prive di lavoro e quelle provate dalla fame e dalla malattia. Ti affidiamo le famiglie dissestate, gli anziani privi di assistenza e quanti sono soli e senza speranza“.

Si poteva intonare un canto più umano di questo?

A far da corona all’abbraccio giubilare della Madonna di Fatima, prima e dopo l’Atto di Affidamento a lei dell’umanità, non c’erano soltanto i Vescovi, ma tante corone del rosario, consumate dalla forza quotidiana della preghiera. Quelle corone che, proprio in coincidenza con la festa della Madonna del Rosario, sono state sgranate da uomini e donne che hanno voluto far compagnia alla Vergine, senza lasciarla mai sola un istante: un rosario ininterrotto, un pellegrinaggio ininterrotto, guidato dall’Associazione ‘Gioventù Ardente Mariana’. Un ‘santo rosario’ la cui recita, verso l’ora del tramonto, in Piazza San Pietro, è poi stata presieduta dal Papa con i Vescovi, insieme con suor Lucia, in collegamento radiotelevisivo dalla sua clausura del Carmelo di Coimbra. Né si può tacere degli struggenti canti popolari scaturiti dalla profonda devozione mariana del popolo di Dio, convenuto da ogni latitudine, che hanno accompagnato la processione della statua. E non ha importanza se la Madonna di Fatima veniva salutata come ‘la Guadalupana’ o con altri titoli. Perché così nella Piazza San Pietro si respirava l’aria dei più celebrati Santuari mariani di tutto il mondo: Lourdes, Guadalupe, Czestochowa, Loreto o Fatima. Piazza San Pietro, cuore della cristianità e del Giubileo, è diventata per l’occasione una grande ‘Cova da Iria’.

Un ‘coro’ che, forse più che in altre pur solenni celebrazioni giubilari, ha coinvolto tutto il popolo di Dio. Dal Papa, ai Cardinali e ai Vescovi, dai Sacerdoti ai Religiosi, alle Religiose e ai laici, tutta la Chiesa ha pregato davanti alla Madonna pellegrina di Fatima. Era la voce orante della Cristianità che risuonava con gli accenti di una fede semplice, umile, autentica: la preghiera di un’umanità in cammino all’alba del Terzo Millennio, verso un futuro di speranza. Ripetendo senza fine, con le parole conclusive dell’Atto di Affidamento: “o Madre che conosci le sofferenze e le speranze della Chiesa e del mondo, assisti i tuoi figli nelle quotidiane prove che la vita riserva a ciascuno, e fa’ che, grazie all’impegno di tutti, le tenebre non prevalgano sulla luce. A Te, aurora di salvezza, consegniamo il nostro cammino nel nuovo Millennio, perché sotto la tua guida tutti gli uomini scoprano Cristo, luce del mondo e unico Salvatore, che regna con il Padre e lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen!.





Redazione Papaboys (Fonte www.sanpaolo.org/Bruno Simonetto)

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