Sai davvero come guarire dalla rabbia e dal rancore? Vedi che ti consumano se non intervieni…

27915c80261dfaf722436a60e5d06958RILESSIONE – Ogni volta che Sant’Ignazio desiderava ricevere consolazione, si metteva semplicemente a ricordare i propri peccati.
La cosa più importante del peccato è la scelta che ci presenta dinanzi: quando noi pecchiamo possiamo diventare depressi, rinchiuderci in noi stessi o perfino sviluppare delle spinte suicide. Questa fu la scelta di Giuda. Ricordate quella affermazione incredibilmente lapidaria che sta nel Vangelo di Giovanni: “quello che devi fare fallo presto!”. Gli altri apostoli non capirono cosa dicesse ma Giuda si alzò ed uscì; Giovanni dice che era notte.

C’è una scelta di uscire dalla luce ed entrare nelle tenebre, con tutte le conseguenze. Possiamo quindi dire: questa è la fine e scegliere la strada di Giuda; oppure quando pecchiamo possiamo dire: adesso posso essere più vicino al Signore di quanto non lo sia mai stato prima.

E questa fu la scelta di Pietro. Nel Vangelo di Giovanni al Capitolo 21, quando Gesù fa una apparizione sul lago di Genezaret,i suoi discepoli erano in quel momento disorientati nella loro vita. Gesù disse: gettate le reti dalla parte destra della barca e troverete. Gettarono le reti e tirarono su così tanti pesci che Giovanni li conta perfino: erano 153 grossi pesci. Pietro a questo punto dice: è il Signore! Si rivestì, saltò fuori dalla barca e arrivò a terra per primo e trovò che Gesù non solo aveva il pesce ma lo aveva anche arrostito.

Nonostante questo, Pietro non aveva il coraggio di parlare a Gesù perché sapeva di essere un peccatore.

Sentite cosa dice il Vangelo, anche se la traduzione in italiano dal greco di questo brano, non fa onore ai traduttori, perché hanno tolto uno dei significati più straordinari lì compresi.

In greco Giovanni gioca su due verbi: uno è il verbo “agapao” che significa amore sconfinato, senza limiti, senza condizioni, amore straordinariamente grande, totale. L’altro è il verbo “fileo” che vuol dire: ti voglio bene, un verbo piccolo piccolo in confronto al primo.

Gesù si rivolge a Pietro che lo aveva tradito tre volte, e gli fa tre domande, perché Gesù sa che non si può essere evangelizzatori e pastori se prima non siamo stati guariti da Gesù stesso. Guariti non vuol dire che non siamo più claudicanti eccetera, vuol dire che ormai siamo confidenti che il Signore è con noi e che quindi ci guarirà per sempre; abbiamo capito che Lui è proprio con noi e quindi la ferita prodotta dal peccato o da qualsiasi altra debolezza, è guarita.

Gesù si rivolge a Pietro e gli dice: Simone figlio di Giona, mi ami tu più di tutti costoro? usa il verbo agapao. Pietro è così pieno del senso di essere un peccatore che non riesce a dirgli di si. Mesi prima gli disse: Si Signore, ti seguirò ovunque tu vada. Ma in questa situazione lui è schiacciato dal peso del proprio peccato, e si sente indegno dell’amore di Dio, e risponde: Signore, tu lo sai che io ti voglio bene (fileo).

Pasci le mie pecore! Il Signore, davanti a una risposta così povera gli affida lo stesso il suo gregge. Pietro non capisce lì per lì, ma Gesù gli ripete per la seconda volta: Simone di Giona mi ami tu (agapao)? ha tolto: più di tutti costoro; è sceso di un gradino. Pietro ancora cosciente della sua povertà risponde Signore, io ti voglio bene.

Pasci i miei agnelli. Per la terza volta Gesù gli dice: Simone figlio di Giona…Pietro a questo punto si spaventa…mi vuoi bene (fileo)? Gesù usa il verbo fileo, mi vuoi bene?. Pietro risponde: Signore io ti voglio bene, l’unica cosa che posso avere per Te, non sono capace di fare se non questo.

Dio è sceso a livello dell’uomo; Pietro ha capito che anche nella sua debolezza Dio ama l’uomo e ha fiducia nella debolezza dell’uomo. Adesso Pietro è guarito; adesso può essere Papa. Adesso è così totalmente guarito che può accettare Gesù che gli dice “seguimi”, potrà andare a Roma e potrà incontrare la sua morte in croce, perché adesso Pietro ha capito che davanti a Dio non c’è limite alla misericordia.

Possiamo fare nostra quella frase di Giovanni nella sua prima lettera: “anche se il tuo cuore ti condanna, Dio è più grande del tuo cuore”. Non è straordinario sentirsi dire in questo momento che ascolti o leggi, una cosa così dal Signore? “mi vuoi bene?”.

Noi cosa gli possiamo rispondere? “Si, Signore ti voglio bene, ecco quel pochino che ho!”

Ma al Signore gli basta questo!

Quando Pietro poté ricevere il perdono per avere tradito il Signore, egli era pronto a seguire Gesù ad un livello nuovo e profondo.

Se prendiamo poi il Vangelo di Luca al capitolo 7, 36-50, noi troviamo l’episodio della peccatrice che va da Gesù.

36Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. 37Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; 38e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.

39A quella vista il fariseo che l’aveva invitato pensò tra sé. “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice”. 40Gesù allora gli disse: “Simone, ho una cosa da dirti”. Ed egli: “Maestro, di’ pure”. 41″Un creditore aveva due debitori: l’uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. 42Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?”.43Simone rispose: “Suppongo quello a cui ha condonato di più”. Gli disse Gesù: “Hai giudicato bene”. 44E volgendosi verso la donna, disse a Simone: “Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m’hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. 46Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. 47Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco”. 48Poi disse a lei: “Ti sono perdonati i tuoi peccati”. 49Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: “Chi è quest’uomo che perdona anche i peccati?”. 50Ma egli disse alla donna: “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!”.




In questo episodio ci viene detto che la donna che ungeva i piedi di Gesù amava molto perché molto le era stato perdonato.

Noi possiamo amare molto il Signore quando noi sappiamo quanto Egli ci ha perdonato. Io ho capito il giorno della mia effusione spontanea quanto grande era veramente il mio peccato davanti a Dio e quanto mi vergognavo davanti a Dio; quando ho capito che Dio era venuto ugualmente verso di me, mi sono innamorato di Dio allora perché ho capito che soltanto Dio poteva non avere ribrezzo di me.

Padre Dennis Linn racconta: il momento in cui mi sono sentito perdonato di più e quindi volevo amare molto, fu quando feci la mia confessione generale dopo essere entrato nei Gesuiti. Dopo quella confessione sapevo che Gesù mi aveva molto perdonato e gli ero così grato che riuscivo a dirgli: io andrò per Te in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento Tu lo vorrai. Quella esperienza cambiò la mia vita. Coloro che conoscono il funzionamento dell’anonima alcolisti riconosceranno il 5° passo del programma della loro associazione.

In questo passo l’alcolista fa la revisione di tutta la sua vita, e confessa ad un’altra persona e a Dio tutte le cose di cui si vergogna di più.

Per quanto Dio ci abbia concesso il suo perdono per mezzo della morte di Gesù, già prima che avessimo peccato, la confessione ci aiuta a ricevere e a sperimentare ad un livello più profondo, il perdono costante di Dio. Questo specialmente quando scopriamo che è più duro rallegrarci con il Padre che ci ha perdonato un debito di cinquecento anziché di cinquanta.

Se siamo stati grandi peccatori allora abbiamo l’opportunità di diventare grandi innamorati di Dio. La confessione ha lo scopo di guarirci e di farci diventare grandi innamorati, ma spesso la confessione, come viene fatta, è soltanto una ripetizione degli stessi vecchi peccati. Ci alziamo quindi alla fine senza sentire la forza di cambiare. La forza guaritrice della confessione viene non solo perché noi confessiamo i nostri peccati, ma quando io confesso il peccato di cui io mi vergogno di più, qualsiasi cosa io consideri la parte peggiore di me.




Padre Matt Linn ci racconta questo curiosissimo episodio; dice: questa fu la mia prima confessione in terza elementare e mi portò la più grande guarigione della mia vita. Avevo molti peccati da confessare: non aveva portato fuori la spazzatura, non avevo lavato i piatti al mio turno, c’erano tante cose che mia madre mi aveva chiesto di fare ed io non avevo fatto bene. Io cercavo di trovare un nome per tutti questi peccati, qualcosa che esprimesse la disobbedienza ai genitori. Pensa e ripensa la parola che mi sembrava giusta era: adulterio, in quanto credevo significasse: disobbedire agli adulti. Le suore non ci spiegavano mai cosa fosse l’adulterio, ci dicevano solo che era un grande peccato che faceva diventare la nostra anima molto nera. Così io mi trovavo in terza elementare ed avevo già commesso adulterio!

Quando arrivò la domenica, pianificai la mia strategia mentre facevo la fila davanti al confessionale. Il piano consisteva di fare una confessione sandwich, cioè di dire due piccoli peccati a voce alta e sperare che il prete non sentisse il grosso peccato che io infilavo in mezzo, in un sussurro. Così quando arrivò il mio turno io dissi: Padre mi benedica perché ho peccato, sono passate tre settimane dalla mia ultima confessione, e da allora i miei peccati sono stati i seguenti: ho saltato la mia preghiera del mattino tre volte, ho commesso cinque volte adulterio, ho litigato tre volte con mio fratello!

Ci fu una lunga pausa e capii che era andata buca. Il prete mi chiese: quanti anni hai? Io risposi: faccio la terza. Lui mi rispose: è proprio come pensavo: io non credo che tu abbia commesso adulterio, ma se tu lo hai fatto, voglio che tu sappia che Gesù ti ama tanto e che ti perdona. Io sentii tutta una nuova libertà entrare in me: io avevo messo quello che credevo il peggiore peccato, nelle mani del Signore e Lui mi aveva perdonato!

La confessione è così piena di guarigione oggi come allora, quando cioè dico al Signore le mie cose peggiori, e permetto a me stesso di ricevere il suo amore e il suo perdono.

Anche se io non sono veramente un peccatore, posso sentirmi come se lo fossi ed essere guarito, mentre lascio che il Signore mi ami dove io sento più vergogna.

Il peccato più profondo non è l’azione che io compio, ma è il permettere che la mia vergogna mi separi dal perdono di Dio.

In verità vi dico, disse Gesù, tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini, e anche tutte le bestemmie che diranno, ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non avrà perdono in eterno, sarà reo di colpa eterna (Mc 3, 28-29).

La preghiera di questa sessione è la preghiera del prodigo in cui cercheremo di sperimentare cosa significhi essere salutati con gioia quando torniamo a casa, dopo che abbiamo fatto ciò di cui ci vergogniamo. Come il figliol prodigo fu festeggiato dopo aver fatto la cosa più vergognosa che poteva fare (trattare il padre come se fosse già morto; reclamare la parte di eredità e sperperarla) eppure fu perdonato. Nonostante una così grande offesa, il Padre poteva festeggiare con gioia il ritorno a casa del figlio.

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Raccontano i fratelli Linn: recentemente, mentre eravamo in Corea, abbiamo sentito il racconto del tipo di amore fraterno che può perdonare la peggiore offesa subita da un figlio. In Corea c’è un risveglio del Cristianesimo che è incredibile: pensate che tutti i Vescovi della Corea hanno preso l’effusione dello Spirito Santo; le effusioni si danno negli stadi con migliaia di effusionandi per volta. I cattolici sono solo il 2% della popolazione eppure sono fortissimi. Io ho conosciuto persone della Corea e del Giappone così forti nella fede, capaci di sacrificare tutto pur di non rinunciare alla loro appartenenza alla chiesa Cattolica.

Noi avevamo notato che in Corea c’erano molte e forti comunità cristiane in piena crescita, e quando chiedemmo che cosa avesse aiutato queste comunità a svilupparsi, ci fu detto di un dramma teatrale che si chiamava “La bomba atomica dell’amore”. Il dramma si basa su una storia vera cominciata nel 1948, quando i comunisti della Corea del nord attaccarono e conquistarono un villaggio. Quando il Pastore Sun, protestante, ritornò al villaggio dal lebbrosario dive lavorava, trovò che un giovane comunista aveva assassinato entrambi i suoi figli. Alcuni giorni dopo quel comunista fu catturato e condannato a morte. Il Pastore Sun andò alla prigione e disse: se voi ucciderete questo ragazzo, tutto ciò non riporterà in vita i miei figli: io voglio che lo liberiate e lo consegnate a me così che possa farlo crescere nella mia famiglia e fare il lavoro che i miei due figli volevano fare. Il prigioniero fu rilasciato e crebbe nella famiglia del Pastore; successivamente divenne cristiano, frequentò il Seminario e cominciò a lavorare nel lebbrosario. Quando i familiari dell’assassino seppero cosa era successo al loro figlio, andarono a visitare il Pastore Sun. Essi non riuscivano a capire un tale atteggiamento di misericordia, e vollero imparare che cosa avesse reso possibile per il Pastore riuscire a perdonare l’assassino dei suoi figli. Allora il Pastore Sun mandò la propria figlia a vivere con questa famiglia per alcuni anni, e tutta la famiglia divenne cristiana.

Cari fratelli, l’idea di amare i propri nemici è un’idea unicamente cristiana, per questo il Cristianesimo è l’unica religione vera che esiste al mondo, perché è rivelata da Dio; le altre religioni sono umane.

Come cristiani noi riusciamo ad amare i nostri nemici perché abbiamo un Padre che ci ama anche quando noi ci comportiamo da suoi nemici.

San Paolo scriverà ai Romani al capitolo 7: sarebbe difficile trovare qualcuno disposto a dare la vita per un uomo buono, tutt’al più si troverebbe qualcuno disposto ad offrire la propria vita per un uomo dabbene, ma Cristo è morto per noi quando noi eravamo peccatori, cioè quando eravamo i suoi nemici: questa è la prova che Dio ci ama. Noi abbiamo un Padre che lascia che il suo sole brilli sui giusti e sugli ingiusti, che ama tanto i peccatori impenitenti quanto coloro che sono perfetti e vivono in grazia. Il nostro Padre non allontana mai il suo amore da noi, ma siamo noi che quando pecchiamo ci allontaniamo dal suo amore che è un amore costante, fedele e guaritore.

La Chiesa ci dice che essere scrupolosi vuol dire peccare, non vuol dire essere più santi; ebbene, quando siamo scrupolosi, oppure quando sentiamo come se ci dovessimo guadagnare la misericordia di Dio (dobbiamo fare le cose perché se no Dio non ci amerà abbastanza), in questo caso noi giochiamo orgogliosamente ad essere Dio, rifiutando la sua misericordia gratuita ed onnipotente. Il nostro Padre ci invita a trovare il momento della nostra vita in cui non siamo stati abbastanza coscienti della sua misericordia.

Quando siamo stati più pieni di vergogna per qualcosa che abbiamo fatto e vogliamo che nessuno lo sappia: proprio in quel momento noi possiamo ricevere il suo amore che ci guarisce, come il Pastore Sun fu capace di amare il ragazzo che aveva ucciso i suoi figli.

Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze.13Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.14Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; 19non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. 20Partì e si incamminò verso suo padre.

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Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. 22Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. 23Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. (Lc15,11-24)

Decidete ora se volete essere il Padre o il Figliol prodigo.

Se siete il Padre, senza usare parole, come ha fatto il Padre, gettando le braccia al collo e baciando, commossi date il benvenuto al figlio che è tornato a casa.

Nella vostra immaginazione dovete abbracciare la parte peggiore di voi. Immaginatevi tutta la scena.

Se invece di essere il Padre siete il figlio prodigo, assorbite l’amore del Padre mentre Lui vi dà il benvenuto, e godetevelo, fate la preghiera del respiro, bevendo l’amore del Padre.

Ora invertite i ruoli, se eravate il figlio fate il Padre e viceversa.

Canto in lingue.

Condividete tra voi tutto quello che il Signore ha operato in voi in quest’area della vostra vita.

Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.2Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, 3Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. 5Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. 6Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. 7Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo”. 8Gli disse Simon Pietro: “Non mi laverai mai i piedi!”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. 9Gli disse Simon Pietro: “Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!”. 10Soggiunse Gesù: “Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti”. 11Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: “Non tutti siete mondi”.

12Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Sapete ciò che vi ho fatto? 13Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. 14Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri.15Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. 16In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. 17Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica. (Gv13,1-17)

La lavanda dei piedi, molto curiosamente è come un Sacramento cristiano, ma nessuna denominazione cristiana lo ha mai rivendicato per sé. Così è un Sacramento che appartiene a tutti, è Gesù che ha detto di fare questo. Un Sacramento è una azione di Gesù che Egli ci chiede di ripetere in modo da effondere il suo amore in mezzo agli uomini. Quando Gesù lavò i piedi ai suoi discepoli fece loro questa richiesta: se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni con gli altri. Come tutti gli altri Sacramenti ufficiali della Chiesa, la lavanda dei piedi è una opportunità che ci viene offerta, per ricevere l’amore di Gesù che guarisce.

Ai tempi di Gesù i piedi erano considerati la parte peggiore del corpo, la più contaminata, la parte del corpo che nessuno avrebbe voluto farsi toccare da altri. I piedi erano considerati contaminati e sporchi non perché avevano raccolto la sporcizia, il che era una cosa normale, ma perché ogni persona avrebbe potuto camminare dove aveva camminato un lebbroso. Prima di entrare in una casa, l’ospite ebreo si lavava i piedi non solo per pulirli, ma anche in segno di rispetto verso il padrone di casa, per evitare che essi portassero dentro tutte le cose sudicie che avevano raccolto per strada.

Simon Pietro avrebbe quindi tranquillamente potuto lavare i piedi di Gesù, come segno speciale di rispetto: era un Rabbì.

Lavare i piedi ad una persona era come dirgli: io farò qualsiasi cosa per te, ti laverò perfino i piedi, tanto grande è il rispetto che io ho per te.

Quando noi permettiamo ad una persona di lavarci i piedi, in questo servizio affidiamo al Signore quella parte di noi di cui più ci vergogniamo, e lasciamo che il suo amore che purifica e rinnova, giunga fino a noi attraverso un’altra persona.

Quando ci laviamo i piedi a vicenda, dobbiamo essere sia Pietro che Gesù, l’uno e l’altro, quando diamo e riceviamo l’amore e il perdono del Signore.

Possiamo anche lavare i piedi per conto di qualcun altro e ad altri. Per esempio qualcuno vorrebbe lavare i piedi alla madre già morte, in questo caso si rivolge ad un’altra persona e le dice: fammi da madre, la mia si chiamava…Rosa e io ti chiamerò Rosa.

Poi le laverà i piedi dicendo: io mamma ti lavo i piedi esprimendo con questo il mio amore per te, la mia riconoscenza, la mia richiesta di perdono, ecc. La persona che si è prestata a lasciarsi lavare i piedi, sotto la guida dello Spirito Santo dovrebbe riuscire a rispondere quello che risponderebbe la madre vera. Occorre avere sensibilità e tenere una gestualità adatta al caso: se chi lava piange, abbracciare, consolare, e così via.

Raccontano i fratelli Linn: tenevamo un seminario ad alcune suore, ed uno psichiatra che si era intrufolato in mezzo, si dedicò al servizio della lavanda dei piedi e lavò i piedi alle partecipanti per tutta la notte. Una sorella dopo l’altra si aggrappava a lui chiedendogli di essere il padre che l’aveva trascurata, o il fratello che non era andato d’accordo con lei. Il bello è che anche lo psichiatra aveva avuto tutti quegli stessi problemi con figli, sorelle eccetera, ed inoltre aveva addosso un cancro attivo. Mentre si stava diffondendo il perdono del Signore alle suore per conto di padri, di fratelli eccetera, il cancro che egli aveva andò in remissione e guarì. Lo psichiatra dichiarò che fu come fare anni di psicanalisi, non so come quelle suore lo fecero, fatto sta che lo fecero.

Per questo: se chiedi ad una persona di essere Gesù per te e di lavarti i piedi, puoi portare alla guarigione anche quella persona. La sua guarigione si verificherà soprattutto se tu inviti quella persona ad amarti in un modo in cui non ha mai saputo amare, nella sua vita, le persone che ora in questo servizio, tu rappresenti.




Se egli ti lava i piedi e ti offre il perdono di Gesù, scoprirà quanto profondamente Gesù ha perdonato anche lui.

La contrizione, il pentimento, non deriva tanto dal riconoscere quanto male abbiamo fatto, ma dal renderci conto di quanto siamo amati.

Nel Vangelo di Giovanni, la lavanda dei piedi ebbe luogo perché Gesù “dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”. Questa è la chiave per capire; sapendo queste cose sarete beati se le metterete in pratica. Cioè se li metteremo in pratica Il Signore ci promette felicità.

Tarcisio Mezzetti

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