Cibo nei rifiuti? Non spreco più!

overheadCi sono 7 miliardi di persone sulla Terra, di cui un miliardo ridotte alla fame, con milioni di vittime ogni anno. Allo stesso tempo si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo l’anno, che basterebbero a saziare 3 miliardi di bambini, donne, uomini. Le stime Onu dicono che nel 2050 la popolazione mondiale sarà oltre 9 miliardi e le risorse alimentari non saranno sufficienti a saziare tutti. Inquietante? Si, ma non è un destino inesorabile.

La “risorsa nascosta”. “Non vogliamo più essere testimoni passivi dello spreco di cibo”: questa la decisione di Selina Juul, una giovane danese di origini russe che ha dato vita a “Stop spild af mad” (Basta sprecare cibo), un movimento non-profit di consumatori che dal 2008 in Danimarca combatte contro lo spreco alimentare e ha avviato una massiccia campagna a tutti i livelli per attirare l’attenzione sul tema dei rifiuti alimentari, partendo dal dato che i danesi sprecano 540mila tonnellate di cibo l’anno, corrispondenti a un valore di 2 miliardi di euro, che il Copenhagen Resource Institute ha definito la “risorsa nascosta”. La sfida di “Stop spild af mad” è di ridurre gli sprechi del 50% entro il 2025 e far diventare la Danimarca il Paese meno “sprecone” del mondo. Dal 2008 i volontari sono diventati 20mila e “un danese su due ha già ridotto la quantità dei propri sprechi”, hanno scritto a caratteri cubitali sul proprio sito, segno che la mobilizzazione avviata ha degli effetti. Campagne, pressing sui media, organizzazione di dibattiti ed eventi di ogni tipo sono gli strumenti utilizzati per raggiungere i consumatori e incoraggiarli ad agire nel loro privato, riducendo gli sprechi personali, riutilizzando gli avanzi, facendo i propri acquisti in modo oculato, ma anche ridistribuendo ai senzatetto o ai bisognosi cibo che sarebbe altrimenti gettato via. È quello che è successo a fine giugno durante il festival internazionale di Roskilde, evento musicale nel sud della Danimarca con 130mila spettatori. I volontari di “Stop spild af mad” negli 8 giorni del festival hanno raccolto quasi 30 tonnellate di prodotti alimentari o cibo avanzato, che in un’apposita cucina attrezzata sono stati sistemati e ridistribuiti ai senzatetto, ai centri di accoglienza, alle famiglie in difficoltà, o “stoccati” in grosse celle frigo, perché siano disponibili per il futuro.

La borsa delle cose buone. Non sprecare si può, eccome: basta comprare in modo oculato, nelle quantità necessarie; imparare a riutilizzare gli avanzi (e sul sito di “Stop spild af mad” c’è un elenco di ricette con gli avanzi); non riempire il proprio piatto in mensa oltre quello che si può mangiare, e se si va al ristorante, chiedere la “doggy bag” per portare gli avanzi al proprio cane. Addirittura, c’è un’impresa danese di servizi per la ristorazione (Uniliver food solutions) che ha lanciato una campagna per far diventare la “doggy bag” una “goodie bag”, la borsa delle cose buone, e “infrangere il tabù di portare gli avanzi a casa dal ristorante. “Non dovrebbe essere imbarazzante uscire da un ristorante con la ‘goodie bag’. Al contrario dovrebbe essere il segno di una coscienza ambientale di cui essere orgogliosi”, spiega la Uniliver. Un’altra campagna che “Stop spild af mad” ha fatto in anni passati è stata di convincere i supermercati a non gettare i prodotti prossimi alla scadenza, ma venderli a prezzo ribassato; o ancora persuadere le imprese agro-alimentari che “le carote storte” o le “mele di piccola pezzatura” abbiano un loro mercato e non siano mandate al macero. Un’altra iniziativa riguarda il confezionamento: in un contesto in cui i single sono sempre più numerosi e i nuclei familiari ridotti, imballaggi alimentari che contengono grandi quantità di cibo portano allo spreco. Ridurre le dimensioni delle confezioni e della quantità di cibo contenuto, aiuta a diminuire gli avanzi.

No all’usa-e-getta. Ma perché ridurre gli sprechi? Secondo Selina Juul “i rifiuti sono la chiave per la sopravvivenza del mondo”. Certo “non si possono portare i miei avanzi al bambino che in Africa oggi non ha di che nutrirsi”, dice ancora Juul. Ma i benefici del non buttare via il cibo sono innumerevoli e “Stop spild af mad” li spiega tutti: non si abusa delle scarse risorse della terra; si agisce responsabilmente nei confronti della società intera maturando una cultura del rispetto contro la cultura del consumo e dell’usa-e-getta; si contribuisce a ridurre le emissioni di Co2, quindi l’effetto serra e il riscaldamento globale; si risparmiano soldi nel ménage familiare; si riduce la quantità di rifiuti contribuendo ad affrontare il problema del loro smaltimento. La campagna di Selina Juul è riuscita nel tempo anche ad avere la collaborazione del ministero per l’ambiente danese, che nel 2011 ha redatto una “carta per meno rifiuti alimentari”, proposta alla firma d’industrie del settore alimentare, ristorazione, Comuni, associazioni di consumatori. Ed è di questi giorni un rapporto dell’Environmental Protection Agency, in cui si studiano le esperienze di alcuni Paesi europei nei programmi di “prevenzione dei rifiuti”, che servirà come “documento di base per la preparazione della strategia del Governo danese nella prevenzione dei rifiuti”.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Agensir

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