Le oltre 30 apparizioni dell’Arcangelo San Michele, un grande e potente nemico del diavolo (II parte)

Proponiamo la seconda parte del servizio sulle oltre 30 apparizioni dell’Arcangelo San Michele. San Michele non é solo l’espressione del guaritore, del comandante delle schiere celesti, vincitore su satana, accompagnatore di anime, ma una strada, una scelta, una via, un percorso che l’uomo può seguire per diventare un guerriero di Michele guidato dal discernimento, mediato dal sentimento sul sentiero della luce.

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Qui puoi trovare la prima parte del reportage

Le oltre 30 apparizioni dell’Arcangelo San Michele, amico di Dio e degli uomini! (I parte)

APPARIZIONE IN SPAGNA 1
Celebre fu l’apparizione nel Regno di Navarra, come lo testifica la Chiesa di S. Michele di Eccelsi, edificata sulla cima di una montagna altissima, ra­mo de’ Pirenei chiamata dalla gente del luogo Aralar, alle cui falde scorre il fiume Araia verso la valle Araquil; l’erezione di questo tempio è dovuta all’ap­parizione in quel luogo dell’Arcangelo S. Michele ad un cavaliere della città di Gonni. Questo avvenne al tempo dei mori, quando entrarono a devastare la Spagna. Alla consacrazione di questo tempio in­tervennero sette Vescovi. Volle il Serafino Arcan­gelo in quella gran calamità di Spagna offrirsi a protettore e Patrono ancor prima che S. Giacomo fosse per come tale invocato dagli spagnoli.

APPARIZIONE IN SPAGNA 2
A motivo di un’altra apparizione, fu edificato in onore di S. Michele in insigne Romitorio, che poscia divenne Chiesa Patriarcale di Ontinente nel regno di Valenza. Certo è che grande è stata la protezione che questo sublime Spirito ha esercitato su quel regno e su quella città, come ne fa fede il suo istorico Escolano, il quale dice «E’ degno di considerazione che S. Michele fu quello che pose fine ai Mori nella nostra città, come fu egli stesso che aveva dato inizio alla loro distruzione. quando ti Re D. Giacomo si impadronì della loro terra ai vespri della festa di S. Michele. Invero essendo restata una gran contrada di Valenza come abitazione dei Mori, dopo la loro conquista, l’anno 1521, stando ivi giocando alcuni fanciulli cristiani nel giorno di S. Michele, mossi da una divina ispirazione, presero un quadro del Santo Arcangelo, e congiungendosi con loro altra gente, con grandi acclamazioni lo portarono alla Moschea de’ Mori, i quali non ebbero ardire di far loro resistenza. Gridarono allora quei fanciulli « Viva S. Michele; Viva S. Michele, e la fede di G. C. », e così dicendo lo posero in quel luogo, dove il giorno di S. Dionigio si disse la Messa. Da ciò prese occasione Vincenzo Perez per spingere quei Mori a farsi Cristiani, così infatti avvenne. I Mori si battezzarono tutti, e la Moschea fu consacrata, e divenne Parrocchia».

APPARIZIONE IN SPAGNA 3
Ovunque il Principe degli Angeli ha dispensato favori e benefici nelle più grandi calamità. La città di Saragozza era stata occupata dai Mori, i quali per ben quattrocento anni l’avevano barbaramente tiranneggiata. Il re Alfonso pensava liberar tale città dalle barbarie dei Mori, e già disponeva il suo esercito per prendere la città d’assalto, ed aveva affidato quella parte della città che guarda verso il fiume Guerba ai Navarrini, che erano venuti in soccorso. Mentre in pieno si svolgeva la battaglia, il Sovrano Capitano degli Angeli in mezzo a celestiali splendori comparve al Re, e gli fece conoscere che quella città era sotto la sua difesa, e che egli era venuto in aiuto dell’esercito. E infatti lo favorì con una splendida vittoria, per cui appena la città si arrese, venne edificato un Tempio, proprio là dove apparve il Serafico Principe, che divenne una delle principali Parrocchie di Saragozza, e fino ad oggi si chiama S. Michele dei Navarrini.

APPARIZIONE IN NAPOLI
Nell’anno 574 i Longobardi che allora erano an­cora senza fede cercavano di distruggere la fiorente fede cristiana della città Partenopea. Ma ciò non fu permesso da S. Michele Arcangelo, poichè S. Agnello essendo già da alcuni anni dal Gargano ritornato in Napoli, mentre era addetto al governo dell’ospedale di S. Gaudisio, orando nella grotta, gli apparve S. Michele Arcangelo che lo spedì a Giacomo della Marra, assicurandogli la vittoria, e fu poi visto con lo stendardo della Croce fugare i Saraceni. In quello stesso luogo venne eretto in suo onore una Chiesa, la quale ora col nome di S. Angelo a Segno è una delle più antiche Parrocchie, e la memoria del fatto si conserva in un marmo posto in essa. Per questo fatto i Napoletani sempre grati al Celeste Benefattore, L’onorarono come speciale Protettore. A spese del Cardinale Errico Minutolo venne eretta una statua di S. Michele che fu collocata sull’antica porta maggiore della Cattedrale. Que­sta durante il terremoto del 1688 rimase illesa.

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APPARIZIONE IN ALVERNIA
Il Monte della Verna è rimasto celebre per le apparizioni di S. Michele. Ivi si ritirò S. Francesco d’Assisi per attendere meglio alla contemplazione ad imitazione di nostro Signore Gesù Cristo il quale si recava solo sui monti a pregare. E poichè San Francesco si domandava se veramente quelle immense fenditure che si vedevano fossero avvenute nella morte del Redentore, apparendogli S. Michele di cui era devotissimo, venne assicurato che era vero quello che per tradizione si diceva. E poichè San Francesco con questa credenza frequentemente an­dava a venerare quel santo luogo, avvenne che mentre colà in onore di S. Michele stava facendo devotamente la sua Quaresima, nel giorno dell’Esaltazione della S. Croce gli apparve il medesimo S. Arcangelo in forma di Serafico alato Crocifisso, e do­po avergli impresso nel cuore un serafico Amore, lo segnò colle sacre Stimmate. Che quel Serafino fosse stato S. Michele Arcangelo, lo indica come co­sa molto probabile S. Bonaventura.

APPARIZIONE NEL MESSICO
Nel nuovo mondo, quando colà si stabilì la Chiesa, volle Iddio manifestare con varie apparizioni di S. Michele, che in ogni parte Egli è il Patrono della Chiesa, e che da tutti deve essere come tale venerato. In un piccolo villaggio, vicino alla località che si chiama S. Maria della Natività, quattro leghe circa discosto dalla città degli Angeli, vi era un in­diano, chiamato Diego Lazzero, il quale sin da piccolo era tenuto per virtuoso. Un giorno mentre andava in una processione che si faceva in quel luogo gli apparve S. Michele, e gli comandò che dicesse, ai vicini, che in una balza ch’è fra due cèrri, molto vicina alla popolazione dove egli era nato, avrebbe trovato una fonte di acqua miracolosa per tutte le infermità, sotto una rupe molto grande; ma egli non si azzardò a dirlo, temendo che non fosse creduto. Passato qualche tempo s’ammalò d’una in­fermità così grave, che giunse in fin di vita senza più alcuna speranza. Mentre i suoi genitori con altri parenti stavano aspettando che spirasse, nella vigilia della Apparizione del glorioso Arcangelo, il 7 di maggio del 1631, verso la mezzanotte repentinamente entrò nella stanza un grande splendore, come di lampo, che intimorì tutti i circostanti. Questi fuggirono sbigottiti, lasciando solo l’infermo per un poco; ma poichè tuttavia lo splendore perdurava presero animo, temendo che si potesse bruciare la casa, ch’era di giunchi, ed entrati di nuovo in casa, cessò lo splendore e trovarono l’infermo all’apparenza morto. Esso, dopo appena passato un pò di tempo aprì gli occhi, e cominciò a parlare con tanta lena, che tutti ritennero ciò per miracolo, disse loro, che non si prendessero pena, che già stava bene, perchè gli era apparso S. Michele circondato di grandi raggi di luce, il quale gli aveva resa la sanità e l’aveva portato, senza saper come, ad una balza non molto lontana; il S. Arcangelo andava innanzi con tanta chiarezza, come se fosse mezzogiorno, mentre i rami degli alberi si rompevano, i monti si aprivano per dove passava, lasciando il passo libero. Fermatosi nella balza, disse che sotto una grande rupe, che toccò con una bacchetta d’oro che aveva in mano, stava la fonte dell’acqua miracolosa, che già gli aveva rivelato, e che manifestasse ciò a’ fedeli senza timore ed indugio, altrimenti sareb­be stato gravemente castigato; la sua infermità poi era in pena della sua disobbidienza. Ciò detto si levò subito un turbine spaventoso che gli cagionò un timore grandissimo. Ma il S. Arcangelo lo rassicurò dicendogli che non temesse ciò che facevano i nemici infernali per dispetto dei grandi benefici, che per una mano avrebbero ricevuti i fedeli di N. S. in quel luogo; perchè molti vedendo le meraviglie che in quel luogo si sarebbero compiute, si sarebbero convertiti, avrebbero fatto penitenza dei loro peccati, e quelli che vi sarebbero andati con fede otterrebbero rimedio ai loro travagli e necessità, ciò detto l’Arcangelo fece piovere dal cielo una luce ancor maggiore sopra il luogo. S. Michele disse poi Diego Lazzero qual’era la virtù che Dio con la sua provvidenza Gli comunicava per la salute e rimedio degli infermi, affinchè fosse creduto dai fedeli, egli da solo potrebbe trasportare e levar via la rupe, che stava sopra la fonte. Con ciò disparve la visione. Diego non potè dare ragione del modo come era avvenuta la visione, ma questa era certa e vera, poichè egli fu guarito miracolosamente mentre era in fin di vita. Del che tutti furono ripieni di meraviglia. Dopo alcuni giorni, Diego ormai ristabilito se ne andò con suo padre a rintracciare il luogo della fonte e i due da soli tolsero via la rupe che la co­priva con grande facilità, battendola da un lato, quantunque per muoverla solamente fossero neces­sarie molte persone. Ciò confermò la verità dell’apparizione del Glorioso Principe, ed in conformità di ciò incominciarono a diffonderne la notizia, assicurando i fedeli, che troverebbero nella santa fonte rimedio a tutte le loro infermità. Vennero molti infermi, ciechi, zoppi, storpi, i quali col lavarsi nell’acqua di quella fonte risanarono. Passati alcuni mesi, lo stesso Diego Lazzero si ammalò di nuovo di malattia mortale, e prevenne i suoi parenti, affinchè non si dessero pena perchè Nostro Signore così ave­va ordinato per dare conferma alla fede nell’acqua santa; aggiunse poi che quando lo avessero visto angustiato dalla infermità, gli dessero da bere quell’acqua senza adoperar altro rimedio, perchè tosto così sarebbe risanato. Il male talmente si aggravò che il giovane stette quattro giorni senza polso e senza parola ed i genitori per far la prova, gli diedero a bere dell’altra acqua senza che egli ne sentisse menomamente migliorato: ma tosto che bevve quell’acqua della santa fontana, ricuperò le forze, migliorò, e riacquistò la perfetta salute. Da principio questa fontana stava sulla superficie del terreno ed aveva una piccola apertura, con poco più di mezzo braccio di profondità, in seguito successe un fatto notevole, che cioè stava in una quantità senza diffondersi, e quantunque si cavassero molti, e molti vasi di quella, pure subito si riempiva, ed arrivando all’orlo, si fermava. Poscia divenne maggiore e più profonda, perchè i divoti scavavano la terra, per portarla alle loro case come reliquia. Giacchè si esperimentò che Iddio le aveva comunicato la medesima virtù dell’acqua miracolosa, buttandola in altra acqua e dandola agli infermi. Si è già edificata una Chiesa in quel luogo, in cui si venera il S. Arcangelo, dove fa innumerevoli miracoli.

APPARIZIONE NEL TERRITORIO DI OLEVANO
Nel territorio di Olevano, che appartiene alla Diocesi di Salerno, viene indicata una Grotta, in cui si dice fosse apparso S. Michele Arcangelo. Gli altari che ivi si vedono hanno forma antica, e la devozione con cui la grotta viene venerata dal popolo ben dimostra che la fama non può non essere vera. Inoltre vi sono molte antiche scritture dove si parla della Grotta dell’Angelo, o di S. Michele. Qui vi è pure un’acqua che scaturisce e che applicata con fede risana molti mali, come afferma la popolazione del luogo, che racconta meraviglie. Si dice anche che detta Grotta fosse dedicata a San Michele con solenne rito da S. Gregorio VII, mentre dimorava in Salerno.

APPARIZIONE AD UN RELIGIOSO MORIBONDO
Narra S. Anselmo che un religioso in punto di morte mentre venne per tre volte assalito dal de­monio, altrettante volte fu difeso da S. Michele. La prima volta il demonio gli rammentava i peccati com­messi prima del battesimo, ed il religioso atterrito per non aver fatto penitenza, era sul punto di disperarsi. Comparve allora S. Michele e lo calmò, di­cendogli che quei peccati erano celati col S. Bat­tesimo. La seconda volta il demonio gli rappresen­tava i peccati commessi dopo il Battesimo, e diffi­dando il misero moribondo, fu per la seconda volta consolato da S. Michele, il quale lo assicurò che gli erano stati rimessi con Professione Religiosa. Ven­ne finalmente per la terza volta il demonio e gli rappresentava un gran libro pieno di mancanze e di negligenze commesse durante la vita religiosa, ed il religioso non sapendo che rispondere, di nuovo S. Michele in difesa del religioso per confortarlo e per dirgli che tali mancanze erano state espiate con le opere buone della vita religiosa, con l’ubbidienza, la sofferenza, le mortificazioni e la pazienza. Il Re­ligioso così consolato abbracciando e baciando il Cro­cifisso, placidamente spirò. Veneriamo in vita San Michele, e saremo da Lui confortati in morte.

APPARIZIONE A TURPINO
Giovanni Turpino nella vita di Carlo Magno da lui scritta, narra che egli un giorno mentre stava celebrando Messa dei Defunti alla presenza dello stesso Imperatore Carlo, fu rapito in estasi, duran­te la quale udì una musica celestiale di Angeli, che andavano verso il cielo. Nello medesimo tempo vide anche una turba di demoni che venivano con gran­de festa come soldati che avevano fatto gran bot­tino; ad essi egli allora domandò: «Che cosa porta­te?» Essi risposero: « Portiamo l’anima di Marsilio all’inferno ». Ma si vide allora S. Michele che libe­rava l’anima di Rollando dal Purgatorio e la stava portando in Cielo insieme a quella di altri cristiani. Il che egli riferì all’Imperatore stesso finita che fu la Messa




APPARIZIONE IN SALA
Sopra un monte distante circa due miglia dalla Città di Sala vi è una grotta dove si dice che il glorioso Principe degli Angeli apparve un giorno ad un pastore, il quale vi si rifugiò intimorito dai tuoni e dai fulmini, mentre colà invocava in aiuto San Michele Arcangelo questi gli apparve maestoso, e gli comandò che facesse sorgere ivi una chiesa in suo onore, affinchè in avvenire fossero protetti coloro che in essa in simili casi avessero indirizzato preghiere. La chiesa si fece, e si avverò la promes­sa, perchè ogni volta che quelle popolazioni si rivolgono a lui per ottenere la difesa da fulmini spaventevoli e da terribili tempeste, sempre furono esauditi. Nel 1715 si recarono colà divotamente alcuni Sacerdoti per offrirGli fervorose preghiere, onde si degnasse intercedere presso Dio che facesse cessare le frequenti grandinate che minacciavano la rovina dei raccolti e che si fosse compiaciuto di avvalorare col suo potente aiuto l’arme dei Cristiani contro altre tempeste più orribili, che si temevano dalla poten­za ottomana. Orbene, mentre si stava celebrando colà a questo scopo il Santo Sacrificio della Messa, al momento della Consacrazione, l’immagine di San Michele, dipinta in antico a fresco nel muro, fu veduta grondare, specialmente dal volto, una quantità di liquido lucidissimo che come olio scorreva giù dalla figura bagnando anche l’altare.

APPARIZIONE IN PROCIDA
L’isola di Procida più volte vittima della crudeltà dei barbari, vide tre volte bruciata la Chiesa Badiale, costruita sulla sommità, oltre le tante depredazioni e schiavitù. Circa il 1535 sarebbe stata interamente distrutta, se il potentissimo S. Arcangelo, tutelare di detta isola, fiduciosamente invocato da quei cittadini non fosse sceso a loro difesa.

Invero con grande flotta il barbaro corsaro Bar­barossa, approdato alle acque di Procida, aveva già sbarcato numerose truppe le quali erano giunte persino alla porta (ora detta di ferro) di quella terra Murata, o Castello, entro cui chiusi i Procidani tutti, scoraggiati per la mancanza di mezzi, fiduciosi imploravano aiuto dal Cielo, e difesa da S. Michele, protettore dell’Isola. Il Protettore vide la loro costernazione ed esaudì le loro preghiere. Quando essi stavano per cadere nelle mani barbare, ecco il Celeste Principe, sceso dal cielo in loro aiuto, fece vedere tutta la Terra Murata talmente cinta di fuoco, e fece vibrare tanti fulmini e saette, che il barbaro corsaro fu costretto non già a salpare, ma rompere le gomene e fuggire spaventato. I procidani così mirabilmente salvati dalle mani del nemico per l’aiuto di S. Michele, ogni anno in memoria della grazia ricevuta tanto il giorno 8 maggio, come il 29 settembre, portano in processione la veneranda immagine del Santo Protettore dalla Chiesa Badiale alla Chiesa Parrocchiale sino a quel luogo dove è tradizione che S. Michele fosse visibilmente apparso; e benedetta con l’immagine l’isola, ritornano in Chiesa, ringraziano Dio, che volle così magnificare il Celeste Principe. A testimonianza di tale prodigiosa apparizione vi è nel coro di detta Chiesa Parrocchiale un gran quadro che rappresenta la difesa di Procida e liberazione da’ Turchi per opera di S. Michele.

APPARIZIONE NELLA TRANSILVANIA
Malloate Re della Dacia, la quale risponde alla odierna Transilvania, era afflitto perché vedeva il suo regno senza successore. Infatti quantunque la Regina sua consorte ogni anno gli desse un figlio, nessuno di questi però riusciva a vivere più a lungo di un anno di modo che mentre uno nasceva, l’altro moriva. Un santo monaco consigliò il Re di mettersi sotto la speciale protezione di S. Michele Arcangelo, e di offrirgli ogni giorno qualche speciale omaggio. Il Re ubbidì. Passato qualche tempo, partorì la regina due figli gemelli ed ambedue morirono con grande dolore del marito e di tutto il regno. Non per questo il Re abbandonò le sue pratiche devote, ma anzi concepì maggior fiducia nel suo Protettore S. Michele, e comandò che si portassero i corpi dei bambini nella Chiesa, che si mettessero sull’altare del Santo Arcangelo Michele, e che tutti i suoi sudditi chiedessero misericordia e aiuto a San Michele. Anche egli si recò in chiesa col suo popolo sebbene sotto un padiglione con le cortine calate, non tanto per nascondere il suo dolore, quanto per poter pregare più fervorosamente. Mentre tutto il popolo pregava insieme al suo sovrano il glorioso S. Michele apparve al Re, e gli disse: « Io sono Michele Principe delle Milizie di Dio, che tu hai chiamato in tuo aiuto; le tue ferventi preghiere e quelle del popolo, accompagnate dalle nostre, sono state esaudite dalla Divina Maestà, che vuol risuscitare i tuoi figli. Tu da qui in avanti migliora la tua vita, riforma i costumi tuoi e quelli dei tuoi vassalli. Non ascoltare cattivi consiglieri, restituisci alla Chiesa quello che hai usurpato, perchè a motivo di queste colpe Dio ti mandò tali castighi. Ed affinchè tu ti applichi a quello che ti consiglio, mira i tuoi due figlioli risuscitati, e sappi che io ne custodirò la vita. Ma bada a non essere ingrato a tanti favori ». E fattosi vedere con abito regale e scettro in mano gli diede la benedizione, lasciandolo con grande consolazione per i figli riavuti, e con vero mutamento interiore.

APPARIZIONE A S. ERRICO LO ZOPPO
L’anno 1022, S. Errico di Baviera, detto volgarmente lo Zoppo, essendosi recato in Italia contro i Greci, che al tempo di Basilio Imperatore d’Oriente si erano a dismisura ingrossati nella Puglia, dopo averli debellati volle trasferirsi a far visita alla Basilica di S. Michele sul Monte Gargano. Si fermò ivi alcuni giorni per fare le sue devozioni. Finalmente fu prese, dal desiderio di trattenersi tutta una notte nella Santa Spelonca. Come infatti fece. Mentre egli se ne sta­va là solo in profondo silenzio ed in preghiera vide dalla parte posteriore dell’altare di S. Michele uscir due bellissimi Angeli, i quali si misero a parare solennemente l’altare. Di lì a poco dalla medesima parte vide venire a coro a coro una gran moltitudine di altri Angeli, dopo de’ quali vide comparire il loro capo S. Michele, e in ultimo con una maestà tutta divina si vide comparire Gesù Cristo con Maria Vergine sua Madre ed altri personaggi. Tosto Gesù Cri­sto si vide pontificalmente vestito dagli Angeli, e due altri che assistevano, uno da Diacono e l’altro Sud­diacono, che si crede fossero stati i due S. Giovanni Battista e l’Evangelista. Il Sommo Sacerdote dette inizio alla Messa in cui offrì se stesso all’Eterno Genitore. A questa vista l’Imperatore rimase sbalordito, sopratutto poi quando, cantato il Vangelo il libro degli Evangeli fu baciato da Gesù Cristo e venne poi portato dall’Arcangelo S. Michele, per comando di Gesù Cristo all’Imperatore Errico. Si smarrì l’Imperatore nel vedere avvicinarsi l’Arcangelo col testo degli Evangeli, ma il S. Arcangelo lo incoraggiò a baciarlo, e poi toccandolo leggermente nel fianco, gli disse: «Non temere, eletto di Dio, alzati, e prendi con allegrezza il bacio della pace che Iddio ti manda. Io sono Michele Arcangelo, uno dei sette spiriti eletti che stanno presso il Trono di Dio; ti tocco così il fianco, perché zoppicando tu dia il segno, che nessuno di qui in avanti abbia l’ardimento di stare in questo luogo in tempo di notte tango faemur tuum, ut claudicando sit in te signum, quod nullus hic nocturno tempore ingrediri audeat”». Tutto ciò riferisce il Bambergense nella vita di S. Errico Imperatore, e si trova parimenti registrato questo avvenimento in una pergamena della Libreria dei SS. Apostoli de’ PP. Teatini della città di Napoli. Tutto questo lo rivelò quindi S. Errico la mattina seguente ai Sacerdoti del Tempio di S. Michele, e questa tradizione si conserva nella città del Gargano ed in tutta la Diocesi Sipontina.

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APPARIZIONE IN FRANCIA
Stava la Francia non solo in punto di perdersi, avendo gli inglesi guadagnato con la forza delle armi la maggior parte di quel Regno, ma essendo fuggito il re Carlo, ormai non aveva più rimedio umano. Ma lo trovò nel patrocinio di S. Michele, il quale apparve alla giovinetta Giovanna d’Arco e le comunicò tanto valore e fortezza, che a dire di Bozio (de rebbellic. c. 8) superò il valore di quante amazzoni ebbe il mondo. Questa giovinetta aiutata da S. Michele, ricuperò il Regno di Francia scacciandone i nemici inglesi; e perché si conoscesse chiaramente, che la vittoria era opera di S. Michele, il celeste Principe fece sì che agli otto di maggio, giorno in cui la Chiesa celebra l’apparizione dell’Arcangelo di Dio sul Gargano, gli inglesi sgombrassero Orleans da essi occupata.

APPARIZIONE NEL PORTOGALLO
Il Regno di Portogallo era molto afflitto da’ Mori di Andalusia a motivo della crudeltà di Alberto Re barbaro di Siviglia. Quando però il Re di Portogallo D. Alfonso Enriquez fece ricorso a S. Michele, fu dal celeste Arcangelo mirabilmente aiutato. Infatti nell’attaccare la battaglia, i portoghesi dopo avere invocato S. Michele, sperimentarono il suo miracoloso aiuto, ed avvenne che nessun portoghese perisse, e nessun moro restasse più in quel regno. Perciò il Re di Portogallo, D. Alfonso Enriquez, e Lodovico XI Re di Francia istituirono due Ordini Militari di S. Michele, ciascuno nel suo regno nella certezza che sotto la protezione di quel principe delle milizie Angeliche sarebbe sempre pronta la vittoria.

APPARIZIONE IN FRANCIA 2
Riferisce il Patriarca di Gerusalemme Ximenes (1-5 c. 28), ciò viene riportato dall’Arcivescovo di Toledo Grazia de Loaisa nella sue note ai Concili di Spagna, che vegliando un Santo Vescovo in una Chiesa di S. Michele in Francia, vide in ispirito venire all’altare del S. Arcangelo gli Angeli Custodi dei Regni di Spagna, Francia, Inghilterra e Scozia, e con­ferire con Lui sul poco frutto che cavavano dalle loro cure nella custodia e tutela di quei Regni, poiché né i benefici riformavano i loro cattivi costumi, né le minacce li deviavano da’ loro peccati, domandarono perciò al S. Arcangelo che domandasse a Dio quello che avevano da fare con tali Provincie. Allora il Sovrano Arcangelo rispose riferendo loro molte cose da parte di Dio annunziando quello che sarebbe stato di quei Regni e dei loro re e che Dio pe’ loro grandi peccati li avrebbe castigati. E rispondendo agli Angeli di Spagna, disse loro, che per dissimularsi in quelli le orribili empietà verso i Mori, che seco ave­vano per cagione degli interessi loro, avrebbero patiti molto disagi e travagli, e che col tempo avrebbero conosciuto i loro tradimenti e malvagità e li avreb­bero da tutti i loro Regni distaccati. Tanto pronunciò S. Michele, e si verificò poi, quando nel Regno di Filippo III avvenne l’espulsione dei Mori nel 1611 cioè 299 anni dopo che S. Michele l’aveva rivelato agli Angeli Tutelari di quel Regno.

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APPARIZIONE NELLA LUCANIA
Nella Lucania più volte si è degnato apparire S. Michele Arcangelo, di modo che colà in molti luoghi Egli viene onorato anche con concorso di pellegrini. In modo particolare forma affetto di venerazione la Spelonca detta volgarmente Pittari, ma propriamente Pietraro nella Diocesi di Policastro, in cui ad onore di S. Michele si vede in pietra a bassorilievo scolpita la sua effigie con intorno alcuni caratteri greci consunti, ben chiaro indizio della sua antichità. Questa è pro­vata anche dal fatto che Guaimario III, Principe di Salerno fin dal secolo XI per assicurare il servizio di quel santuario, ove continui miracoli venivano com­piuti da Dio per la intercessione di S. Michele, fondò sulla sommità di detto monte un Monastero di Benedettini con una Chiesa dedicata a S. Michele Arcangelo, la quale sola oggi è ancora in piedi col titolo di Badia.

APPARIZIONE IN BASILICATA
Famosa la Grotta di S. Angelo a Fasanella, un tempo feudo dei Signori Galeota, sia che si consideri la bellezza naturale del luogo, o l’ampiezza del maestoso edificio, o il meraviglioso avvenimento ivi accaduto mentre Manfredi Principe dell’antica città di Fasanella un giorno era intento alla caccia, avendo sciolto un falcone, questo subitamente entrò nella cavità di un colle, e poiché di la più non usciva, spinse il Principe ad accostarsi per vedere cosa mai ivi si nascondesse. Questi essendosi avvicinato udì canti soavissimi, che lo riempirono di meraviglia, scossosi di qui, come destato da un sogno piacevole, s’avviò frettolosamente verso la città, e dopo avere manifestato il prodigio, determinò di andarci di nuovo nel giorno seguente insieme al Clero e al popolo. E così fece. Ma appena giunse sul luogo, il falcone tutto festante sì posò sulle sue mani. Fatta poi dilatare la buca, si scoprì una meravigliosa spelonca nel cui fondo si vide un Altare eretto in onore di S. Michele, il che fece versare lagrime a tutti gli astanti per l’allegrezza. Questa sacra Grotta d’allora in poi non solo fu tenuta in somma venerazione dalla popolazione del luogo ma diventò famosa meta di pellegrinaggi dalla Spagna, dalla Francia e da altre Nazioni, anche orientali tanto che l’Ughelli ne parla con non minore lode di quella del Gargano.

APPARIZIONE AL DUCA DI SINIGALLIA
Il Vescovo Equilino scrive, che stando Sergio Duca di Sinigallia ammalato di lebbra, ed avendo speso gran somma di denaro in medici e medicine, senza risultato, perdette la speranza di guarigione. Gli apparve allora S. Michele due volte, dicendogli che se voleva guarire, andasse a visitare la sua Chiesa in Brendal. Rispose il Duca che ignorava dove si trovasse tale Chiesa. «Non importa, rispose il Gloriosissimo Arcangelo appresta tu una nave, che colà ti guideranno gli Angeli ». Così fece, e nello spazio di un giorno e di una notte, un vento prospero lo con­dusse nel monastero di Brendal, come altri dicono, Brindolo, sul litorale Adriatico. Non sapeva il Duca né la sua gente quale fosse il luogo dove era approdato; ma informato dalla gente della terra, trovarono che quello era il luogo indicato da S. Michele, dove vi era quel sacro Tempio a lui dedicato. Il Duca e tutta la sua gente andarono al Tempio a piedi scalzi, ed appena furono giunti alla porta, egli si trovò libero dalla lebbra ed entrò nella Chiesa con perfetta sanità. Ed egli poi e la Duchessa sua consorte restaron tanto obbligati al S. Arcangelo, che determinarono fermarsi quivi per servire Dio, ed onorare il glorioso Patrono, dopo avere assegnata, metà dei loro beni ai poveri, e l’altra metà al culto di S. Michele (M. Nauc. lib. 3, cap. 13 presso Nieremb, cap. XXIV).

APPARIZIONE IN VARI LUOGHI
Nella Turingia a S. Bonifacio Apostolo di quelle parti, mentre combatteva alcuni eretici, apparve S. Michele Arcangelo con la Croce incoraggiandolo alla difesa della cattolica dottrina; in suo onore S. Bonifacio fece edificare un sontuoso tempio.

Nell’Austria apparve S. Michele alla B. Benvenuta, la quale si adoperò a riaccendere la divozione verso il celeste Principe là dove si andava estinguendo.

Nella Svezia apparve S. Michele Arcangelo a S. Brigida e l’indusse con sua figlia Catenina a recarsi sul Gargano ove sentì i canti angelici.

Nella Fiandra apparve ad un santo Vescovo affinchè questi gli edificasse una chiesa; là S. Michele viene molto venerato per i molti miracoli da lui com­piuti.

Nella Polonia apparve chiaramente in sogno a Lesco Negro Duca di Cracovia e di Sandomiria e lo confortò assicurandogli la vittoria contro gli Jacziuinci e i Lituani. E così avvenne. Infatti dopo averli inseguiti mise a morte quasi tutti i primi, ed i secondi in gran parte perirono per i vari disagi, si uccisero da se stessi, ma dei polacchi nessuno peri, cosicché S. Michele fu proclamato speciale protettore di quel Regno.

In Ungheria apparve S. Michele sotto Belisario e promise e diede trionfo e vittoria ai cristiani con la sconfitta del poderoso esercito di Maometto II, imperatore dei Turchi.

Qui puoi trovare la prima parte del reportage

Le oltre 30 apparizioni dell’Arcangelo San Michele, amico di Dio e degli uomini! (I parte)

Approfondimento a cura della Redazione Papaboys

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